12 Marzo 2026
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Bettino Craxi, uno dei protagonisti più influenti della politica italiana del secondo dopoguerra, ha segnato un’epoca con la sua leadership e il suo carisma. Nato a Milano nel 1934, si avvicinò giovanissimo alla politica, entrando nelle file del Partito Socialista Italiano (PSI). Ambizioso e determinato, si pose l’obiettivo di rinnovare il partito, rendendolo moderno, autonomo e competitivo rispetto ai due giganti dell’epoca: il Partito Comunista Italiano (PCI) e la Democrazia Cristiana (DC).

Nel 1976 Craxi divenne segretario del PSI, avviando una svolta epocale. Sotto la sua guida, il partito abbandonò il marxismo tradizionale e si aprì al riformismo europeo, allineandosi alle grandi socialdemocrazie occidentali. Il culmine del suo potere politico arrivò nel 1983, quando fu nominato Presidente del Consiglio, il primo socialista a ricoprire tale carica. Durante il suo governo, durato fino al 1987, Craxi lasciò un’impronta profonda nella politica e nella società italiana. 1992-craxi-verità

La Caduta e l’Esilio

L’inchiesta “Mani Pulite” e la falsa rivoluzione che ne seguì travolse il sistema politico italiano, coinvolgendo anche il PSI e lo stesso Craxi. Lo statista socialista fu tra i principali bersagli delle indagini. Nel 1994, ormai privo di protezioni politiche, Craxi lasciò l’Italia per trasferirsi ad Hammamet, in Tunisia, dove visse in esilio fino alla sua morte nel 2000.

Nel 1996 l’ex Premier italiano rilasciò un’intervista alla giornalista Carlotta Tagliarini, ora resa pubblica dalla Fondazione Craxi attraverso il proprio canale YouTube. Questo documento rappresenta un importante frammento di memoria storica, in cui lo statista racconta la sua versione degli eventi e solleva dubbi e interrogativi su uno dei protagonisti di “Mani Pulite”, l’ex magistrato Antonio Di Pietro.

Le Accuse e le Ambiguità di “Mani Pulite”

Nell’intervista, Craxi ricorda con amarezza le accuse che la Procura di Milano gli aveva rivolto, definendole infondate e prive di valenza giuridica. Sottolinea inoltre un dettaglio significativo: il primo mandato d’arresto nei suoi confronti fu emesso un anno dopo il suo arrivo ad Hammamet. Craxi attribuisce questo fatto alla presentazione, presso un tribunale milanese, di documenti che rivelavano relazioni ambigue tra Di Pietro e alcuni suoi amici, tra cui l’avvocato Giuseppe Lucibello.

Lo statista accusa Di Pietro di abusi e illegalità continuate nel tempo, facendo anche riferimento a intercettazioni telefoniche captate dal GICO della Guardia di Finanza di Firenze. In queste conversazioni, un banchiere, Pier Francesco Pacini Battaglia, affermava: Ho pagato per uscire da Mani Pulite” e “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato. Queste dichiarazioni, citate anche da Craxi nell’intervista, accendono i riflettori su presunti episodi di concussione e sulle modalità con cui l’inchiesta fu condotta.

Di Pietro e l’Inchiesta di Brescia

Il 14 novembre 1996, Antonio Di Pietro fu coinvolto in una nuova inchiesta presso la Procura di Brescia, proprio in relazione alle frasi intercettate a Pacini Battaglia. Le accuse di concussione portarono l’ex magistrato a dimettersi. Tuttavia, Di Pietro fu successivamente prosciolto perché “il fatto non sussiste”.

Conclusioni

L’intervista inedita di Craxi non è solo una testimonianza del suo pensiero negli ultimi anni di vita, ma anche un documento che solleva interrogativi sulla Falsa Rivoluzione di Tangentopoli, uno dei capitoli più controversi della storia italiana recente. Tra accuse, sospetti e contraddizioni, resta il ritratto di un uomo che, dal suo esilio, ha continuato fino alla morte, a difendere la sua verità.

Il file audio dell’intervista a Craxi. 1992-craxi-verità.