Stellantis: Calenda incalza Elkann sulla Gestione del Gruppo

Il leader di Azione Carlo Calenda ha incalzato il presidente di Stellantis: produzione ai minimi, impegni traditi e risposte evasive. Durante l’audizione alle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, John Elkann ha difeso la gestione di Stellantis, illustrando gli investimenti e le strategie future. Ha sottolineato il ruolo centrale dell’Italia nel piano industriale del gruppo, ricordando la lunga storia della Fiat e il contributo economico portato dal marchio al Paese. elkann-calenda-stellantis.

Il “prescelto” nipote dell’Avvocato Agnelli, ha anche ribadito l’impegno verso la transizione elettrica e il rispetto degli accordi con il governo, affermando che Stellantis continuerà a investire negli stabilimenti italiani nonostante le sfide globali del settore. Tuttavia, le sue risposte non hanno convinto molti parlamentari, tra cui Carlo Calenda, che ha criticato duramente la posizione dell’azienda.

Elkann ha ricordato che Stellantis ha celebrato i suoi 125 anni al Lingotto di Torino, sottolineando che il gruppo ha affrontato e superato molte sfide, ma che ora il settore automotive sta vivendo una trasformazione radicale. Ha ribadito che Stellantis continuerà a puntare sull’innovazione, sugli investimenti in elettrificazione e sulla sostenibilità. Tuttavia, queste affermazioni non sono bastate a placare le critiche.

“Lei non ha mai sbagliato nulla?”

Con un tono diretto e senza giri di parole, Calenda ha chiesto a Elkann se si sentisse esente da colpe nella crisi di Stellantis. “Il titolo è in caduta, le vendite calano e la produzione ha toccato il minimo storico. Eppure, sembra che nessuno voglia ammettere gli errori” ha dichiarato il senatore.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico ha poi sottolineato come il gruppo non abbia rispettato gli impegni presi con il governo italiano. “Avevate promesso un milione di auto prodotte, ma i numeri reali raccontano un’altra storia: neanche 300mila unità. Il ministro Urso continua a credere a promesse che non si concretizzano” ha aggiunto con evidente sarcasmo.

Calenda ha poi evidenziato come Stellantis abbia spostato gran parte della produzione all’estero, riducendo progressivamente il peso industriale degli stabilimenti italiani. Ha sottolineato che il mercato dell’auto sta cambiando, ma che ciò non giustifica una mancata tutela dell’occupazione e della competitività italiana.

Mancano risposte e un piano concreto

Il leader di Azione ha denunciato l’atteggiamento evasivo di Elkann, il quale avrebbe delegato le risposte ai propri collaboratori, evitando un confronto diretto sulle criticità aziendali. “Abbiamo assistito a uno spettacolo surreale: domande precise, ma nessuna risposta concreta. Se non c’è un impegno sui volumi produttivi, la crisi non farà che peggiorare.”

Elkann ha ribattuto affermando che Stellantis sta investendo nell’industria automobilistica italiana e che il mercato globale dell’auto è in una fase di transizione complessa. Tuttavia, queste parole non hanno convinto né Calenda né altri esponenti politici presenti all’audizione.

L’attacco della politica: Lega e Pd contro Stellantis

Non solo Azione: anche la Lega e il Partito Democratico hanno criticato duramente la gestione Stellantis. La Lega ha definito le dichiarazioni di Elkann “una vergognosa presa in giro”, accusando il gruppo di beneficiare di fondi pubblici italiani per poi investire all’estero e tagliare posti di lavoro in patria.

Dal canto suo, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha evidenziato l’assenza di una politica industriale efficace, affermando che senza un piano di investimenti condiviso a livello europeo, l’intero settore automotive rischia il declino.

Anche i sindacati hanno espresso preoccupazione per la gestione di Stellantis, sottolineando la necessità di un piano industriale chiaro e vincolante per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti italiani. La richiesta principale è quella di un impegno concreto sui volumi produttivi e sulla tutela dell’occupazione.

Futuro incerto per Stellantis e per l’Italia

Mentre il dibattito politico si infiamma, il destino di Stellantis in Italia resta appeso a un filo. Senza una chiara strategia industriale e senza il rispetto degli impegni produttivi, il rischio di ulteriori chiusure e licenziamenti diventa sempre più concreto.

La crisi di Stellantis si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per l’industria automobilistica italiana, aggravato dalla transizione all’elettrico e dalla concorrenza internazionale. L’incertezza sulle politiche industriali e sulle strategie di lungo periodo aumenta le preoccupazioni per il futuro del settore.

Calenda e le altre forze politiche chiedono risposte, ma il tempo per intervenire sembra ormai agli sgoccioli. Se Stellantis non chiarirà le proprie intenzioni e non garantirà un piano di rilancio solido, il rischio di un declino irreversibile dell’industria automobilistica italiana diventa sempre più concreto. elkann-calenda-stellantis.