12 Marzo 2026
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Il naufragio del superyacht Bayesian, avvenuto nelle acque di Porticello nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2024, continua a far discutere. A distanza di mesi, il caso resta avvolto da interrogativi irrisolti, sospetti crescenti e una sensazione diffusa che qualcosa sia stato taciuto, o peggio, insabbiato. Non si tratta solo di una tragedia del mare, ma di un evento che porta con sé una serie di anomalie tecniche, decisioni discutibili e legami storici poco noti, che meritano una riflessione più profonda.

Porticello, infatti, non è un porto qualsiasi. In passato è stato più volte indicato da fonti riservate e inchieste giornalistiche come luogo strategico utilizzato dai servizi segreti italiani e internazionali. La sua vicinanza a Palermo e a zone ad alta densità criminale lo ha reso, negli anni ‘80 e ‘90, un crocevia di traffici e operazioni coperte. La scelta del Bayesian di fermarsi proprio lì, ignorando l’arrivo di una perturbazione annunciata, alimenta un sospetto: era davvero una semplice sosta turistica?

Da questa premessa nasce l’esigenza di scavare a fondo. In questa inchiesta analizziamo i punti che non tornano, le dichiarazioni di testimoni e tecnici, e in particolare le parole dell’ex magistrato Antonio Ingroia, che a Quarta Repubblica ha sollevato interrogativi cruciali. Il naufragio del Bayesian è forse un pezzo di una storia più grande. E vale la pena raccontarla.

Il racconto della tragedia

Il Bayesian, un’imbarcazione a vela di 56 metri costruita nel 2008 da Perini Navi, era ancorato a circa 300 metri da Porticello, al largo di Palermo, durante una notte apparentemente tranquilla. Poco prima dell’alba, una tempesta già prevista — forse una tromba d’aria o una raffica discendente — lo investì con venti che superavano i 70 nodi.

La nave si inclinò, si allagò rapidamente, perse energia elettrica e si inabissò in pochi secondi. Sedici persone furono tratte in salvo. Sette, purtroppo, persero la vita: tra loro anche l’imprenditore Mike Lynch, figura di spicco nel mondo della tecnologia, e la figlia adolescente. Questa è la versione che abbiamo ascoltato più volte dagli organi ufficiali, ma andiamo a vedere cosa non torna.

Le incongruenze emergenti

Il portellone era chiuso: Secondo i subacquei che hanno recuperato il relitto, il portellone di poppa era chiuso, e l’accesso è avvenuto tramite il lazzaretto laterale. Questo dettaglio contrasta con l’ipotesi iniziale secondo cui l’apertura del portellone avrebbe causato l’allagamento.

La porta stagna era intatta: La porta che separava la sala macchine dal resto dello yacht era sigillata e dovette essere forzata dai subacquei. Anche questo smentisce le ipotesi di cedimenti strutturali spontanei.

Blackout elettrico inspiegabile: Le luci e i sistemi elettrici si spensero prima che l’acqua raggiungesse quelle sezioni, segno che il blackout fu immediato e totale, forse a causa di un guasto interno — o qualcosa di più.

Tendalino strappato: Il tendalino del flybridge, progettato per resistere fino a 30-35 nodi, fu strappato dal vento. Tuttavia, il danno fu visibile solo pochi istanti prima dell’affondamento, segnalando che la forza dell’urto meteorologico non fu prevista.

Le responsabilità e l’inchiesta

Il comandante James Cutfield è indagato per naufragio colposo, così come due membri dell’equipaggio. Le autorità italiane hanno aperto un’inchiesta per omicidio colposo e omessa vigilanza, concentrandosi sulla mancata risposta all’allarme meteo, sulle manovre errate e sull’ancoraggio in un punto vulnerabile.

Le parole del costruttore

Giovanni Costantino, presidente del gruppo che ha rilevato Perini Navi, ha definito l’incidente il frutto di “una serie infinita di errori”: dal punto di ancoraggio alla gestione dell’equipaggio, fino alla mancata prevenzione. La perturbazione era prevista e rilevabile con i dati meteorologici disponibili, secondo Costantino. “Non c’è stato rispetto delle regole base di condotta in mare”, ha dichiarato.

Il contesto di Porticello

A Porticello, i pescatori non erano usciti quella notte. Il mare “puzzava di tempesta”, raccontano. Gli abitanti parlano di una “foresta di vento”, ma c’è anche chi sussurra che quella zona del mare non è mai stata davvero neutra. Troppo vicina a Palermo, troppo utile per traffici, troppo usata in passato anche da servizi segreti di alcuni paesi durante gli anni 80′ e 90′.

Le osservazioni di Antonio Ingroia

Durante la trasmissione “Quarta Repubblica”, l’ex magistrato Antonio Ingroia ha lanciato un messaggio chiaro: “Non possiamo accettare che venga liquidato tutto come fatalità meteorologica”. Ingroia ha evidenziato come la cronologia dei fatti, lo spegnimento delle luci, la resistenza tecnica mancata, e soprattutto la scelta di fermarsi a Porticello, non siano casualità. naufragio-bayesian.

Ha poi ricordato che quel porto fu spesso usato da apparati istituzionali e servizi segreti, specie negli anni delle stragi mafiose. “È troppo comodo pensare che la barca si trovasse lì solo per una sosta turistica”, ha detto. La sua posizione è chiara: il naufragio presenta “troppe coincidenze per non sollevare interrogativi più profondi”.

Cosa non torna

  • Il portellone era chiuso: nessuna falla evidente.
  • Le luci si spensero prima dell’allagamento visibile.
  • Il tendalino cedette solo all’ultimo momento.
  • Il blackout fu istantaneo e totale.
  • La perturbazione era annunciata, ma ignorata.
  • Il porto scelto non era il più sicuro.
  • Il relitto affondò in meno di cinque minuti.

In chiave giornalistica, emerge un quadro inquietante: un imprenditore visionario, miliardario e molto influente si affida a un comandante “molto rispettato” nel settore. Eppure, quella notte, chi avrebbe dovuto guidare con lucidità sembra aver perso il controllo. Gli interrogativi rimangono aperti: perché non si mobilitò in tempo? Con l’allerta meteo sul radar e i pescatori locali che già rientravano, l’inerzia a bordo appare così sconcertante da sollevare dubbi non solo sul comandante, ma sulla catena di comando e responsabilità a bordo.

Il recupero del relitto

Tra maggio e giugno 2025, lo yacht è stato recuperato dai fondali. Giaceva a 50 metri di profondità, inclinato sul lato sinistro. Le indagini proseguiranno con l’analisi delle scatole nere, dei sistemi elettrici e dell’albero maestro ancora da estrarre. Il caso Bayesian non è chiuso. E non può esserlo. Ci sono troppi elementi che non tornano, troppe decisioni discutibili, troppi silenzi. Forse è stato solo un tragico incidente. Forse no. Ma il dovere dell’informazione è continuare a chiedere. Finché la verità, tutta, non emergerà dal fondo. naufragio-bayesian.