L’Europa cambia tono: tra escalation, provocazioni e droni fuori controllo, la presidente della Commissione Europea si spinge dove nemmeno i generali osano. Ma davvero Bruxelles ha intenzione di trascinare la NATO verso lo scontro diretto?
Nel pieno di una fase delicatissima della guerra tra Russia e Ucraina, mentre i cieli del Nord Europa vengono violati da droni si dice di fabbricazione russa e il confine orientale della NATO resta teso come una corda di violino, a Bruxelles si alza una voce che fa gelare il sangue. È quella di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che in un’intervista alla CNN ha pronunciato parole da vertice militare: “Se un jet russo entra nel nostro spazio aereo, l’abbattimento è un’opzione sul tavolo”. Sembra incredibile, ma è tutto vero.
Un linguaggio militare che inquieta
Non è un generale in pensione, né un portavoce della NATO. Ursula von der Leyen è a capo dell’organo esecutivo dell’Unione Europea. Eppure, da mesi, il suo linguaggio appare sempre più militarizzato, sempre più deciso, al limite della provocazione. Questa volta, però, ha superato una soglia che in diplomazia si chiama “red line”.
“Difendere ogni centimetro del territorio europeo” – ha detto von der Leyen – è un dovere. Ma poi ha aggiunto che, dopo gli avvertimenti, l’abbattimento di velivoli russi non è escluso. Parole che lasciano interdetti non solo gli analisti, ma anche molti esponenti del mondo politico e militare. Chi ha autorizzato la presidente della Commissione Europea a dettare linee di condotta militare in nome dell’intera NATO? La risposta è semplice: nessuno.
Le dichiarazioni sono arrivate in un momento già teso, con la Polonia che ha invocato l’Articolo 4 del Patto Atlantico per consultazioni straordinarie dopo la recente violazione del suo spazio aereo da parte di droni russi. Lo stesso era successo in Danimarca solo pochi giorni prima. I cieli europei sono diventati un luogo instabile, minacciato da dispositivi senza targa, tecnologie che possono colpire ovunque.
Eppure, la NATO, pur rafforzando la sorveglianza e schierando unità radar in Polonia, Lettonia e Lituania, non ha mai parlato esplicitamente di abbattimenti. L’idea è quella di mantenere una linea prudente, evitare incidenti che potrebbero innescare un’escalation incontrollabile.
Von der Leyen, invece, ha deciso di forzare la mano, spingendosi su un terreno che non compete al suo ruolo politico. E questa è la vera questione da sollevare.
Guerra ibrida? Sì, ma anche diplomazia ibrida
La stessa von der Leyen ha definito il conflitto in corso come una “guerra ibrida” condotta dalla Russia contro l’Europa. Ma allora viene da chiedersi: se la guerra è ibrida, non dovrebbe esserlo anche la risposta europea? Perché cercare continuamente lo scontro frontale? Perché parlare in questi termini, proprio mentre si moltiplicano gli sforzi per una conferenza di pace?
La verità è che alcune figure politiche europee stanno assumendo toni da falchi militari, dimenticando che la loro legittimità deriva dal voto popolare, non da una catena di comando. E mentre Ursula von der Leyen si spinge a dichiarare che abbattere un jet russo “è un’opzione”, nessuno, tra Consiglio Europeo e Parlamento, si azzarda a smentirla.
Servono leader, non generali improvvisati
In un momento storico così fragile, in cui ogni parola può diventare una miccia, occorrerebbe ponderare i toni, non incendiarli. Ursula von der Leyen non è un generale, né un capo di Stato, né un comandante NATO. È la presidente della Commissione Europea. E come tale dovrebbe rappresentare l’equilibrio, la ragione, la diplomazia.
Invece, quello che abbiamo ascoltato è un proclama bellicoso, che confonde la fermezza con l’arroganza, e che mette a rischio il lavoro di chi, giorno dopo giorno, prova a spegnere l’incendio ucraino. Parlare di abbattimenti come “opzione” è irresponsabile. O peggio: è calcolo politico. L’Europa ha bisogno di voce unica, non di voci in cerca di ribalta. abbattere-jet-russi-opzione
