Caso Garlasco, lo scandalo si allarga: “20/30 mila euro per archiviare la posizione di Andrea Sempio?” Ex procuratore indagato per corruzione. Una nuova ombra sul delitto di Chiara Poggi: soldi, silenzi e favoritismi. Il caso Garlasco non smette di inquietare.
Sono passati diciotto anni da quel 13 agosto 2007, giorno in cui Chiara Poggi venne trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Eppure, il caso sembra lontano dalla parola fine. Anzi, ogni giorno che passa si fa sempre più oscuro. L’ultima clamorosa notizia scuote l’opinione pubblica e getta un’ombra inquietante sull’intero impianto giudiziario: l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, è indagato per corruzione in atti giudiziari.
“Venditti gip archivia x 20.30 euro”: l’appunto shock
L’indagine parte da un dettaglio che definire inquietante è riduttivo: un foglio manoscritto trovato a casa di Andrea Sempio con una scritta apparentemente banale ma dal contenuto esplosivo: “Venditti gip archivia x 20.30 euro”. Una cifra apparentemente irrisoria, che secondo la difesa sarebbe solo un appunto per spese legali, ma che per la Procura di Brescia rappresenta il possibile indizio di un accordo economico illecito tra il magistrato e soggetti vicini a Sempio.
Andrea Sempio, ricordiamolo, è l’amico di Marco Poggi su cui, dopo anni di indagini, si era concentrato un nuovo filone investigativo. Per due volte, però, le accuse a suo carico erano state archiviate, proprio grazie all’intervento di Venditti. Oggi, alla luce delle nuove perquisizioni e delle rivelazioni, quelle archiviazioni appaiono tutt’altro che limpide.
Perquisizioni a tappeto e materiale sequestrato
Le ultime ore sono state segnate da un vero e proprio blitz investigativo: la Guardia di Finanza e i Carabinieri hanno perquisito le abitazioni di Mario Venditti, a Pavia, Genova e Campione d’Italia. Non solo: controlli anche presso la casa dei genitori e degli zii di Andrea Sempio, così come le dimore di due ex appartenenti alle forze dell’ordine, ora in congedo, che lavoravano nella sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia.
Dai primi riscontri, gli inquirenti hanno portato via scatoloni pieni di documenti, dispositivi elettronici e appunti personali. Al momento, nove persone risultano coinvolte nel decreto di perquisizione. garlasco-venditti-corruzione.
Sempio e famiglia: domande in anticipo?
Uno dei sospetti più inquietanti riguarda l’ipotesi che la famiglia Sempio fosse a conoscenza delle domande che i PM avrebbero fatto durante gli interrogatori. Un’accusa gravissima che, se confermata, disegnerebbe un quadro di manipolazione giudiziaria senza precedenti.
Cifre troppo basse per corrompere un magistrato?
Secondo la difesa di Sempio, rappresentata dall’avvocato Massimo Lovati, parlare di corruzione sulla base di un appunto di 20 o 30 mila euro sarebbe ridicolo: “Cifre troppo basse per un professionista del genere”. Eppure, gli investigatori del GICO della Guardia di Finanza segnalano che i prelievi effettuati nel periodo sotto esame sarebbero ben più consistenti.
Nel frattempo, la giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli ha concesso una proroga di 70 giorni per l’incidente probatorio legato alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Gli esperti nominati dalla Corte, tra cui la genetista Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchigiani, hanno chiesto più tempo per completare gli accertamenti.
Nel vortice di queste nuove rivelazioni torna prepotente il nome di Alberto Stasi, ex compagno di Chiara Poggi, condannato a 16 anni e ancora oggi in carcere. Il suo legale, Antonio De Rensis, commenta con toni durissimi: “Le nuove accuse sono di una gravità inaudita. La prima inchiesta è stata un disastro. Errori, omissioni, indizi spariti. Ora si sta finalmente facendo luce. L’indagine su Stasi è stata condotta con leggerezza e pressapochismo. Se oggi scopriamo che alcuni elementi furono manipolati, allora dobbiamo chiederci se un innocente è in carcere per colpa di un sistema corrotto”.
L’ombra lunga della corruzione giudiziaria
Il sospetto che un magistrato possa essere stato comprato per insabbiare una pista alternativa rappresenta uno degli scenari più inquietanti per la giustizia italiana. Se fosse vero, significherebbe che per quasi vent’anni, si è nascosta la verità sulla morte di una ragazza innocente, sacrificando colpevoli e innocenti sull’altare delle carriere, delle convenienze e delle relazioni opache tra poteri forti.
Il caso Garlasco è uno di quelli che l’opinione pubblica italiana non ha mai dimenticato. Tra sentenze, colpi di scena, piste alternative e ora accuse di corruzione, la morte di Chiara Poggi continua a gridare giustizia. Con l’indagine della Procura di Brescia ora nel vivo, si apre forse l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria che ha già mostrato il peggio delle fragilità del nostro sistema.
Chi ha ucciso Chiara Poggi? E perché, dopo quasi due decenni, non c’è ancora una verità chiara, condivisa, credibile? Oggi più che mai, è necessario sgombrare il campo da ombre, favori, depistaggi e interessi. La giustizia, se vuole davvero onorare il suo nome, deve dimostrare di essere più forte della corruzione.
Il nuovo terremoto giudiziario rischia di riscrivere completamente la storia del delitto Poggi. E mentre le indagini vanno avanti, una cosa appare evidente: nessuno può più permettersi il lusso di ignorare le incongruenze, i sospetti e le mancate risposte. Garlasco non è solo un cold case, ma uno specchio rotto della nostra giustizia. E oggi, è arrivato il momento di rimettere insieme tutti i pezzi. Ma davvero. garlasco-venditti-corruzione.
