12 Marzo 2026
brunello-cucinelli

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Sotto accusa da parte di un fondo speculativo, eppure più forte che mai. Il nome di Brunello Cucinelli è tornato al centro del dibattito finanziario e mediatico, ma non per collezioni o sfilate: stavolta il palcoscenico è il bilancio e le tensioni geopolitiche. E mentre qualcuno cerca di far tremare il colosso del lusso italiano, la maison risponde come meglio sa fare: con ricavi record, chiarezza e un modello aziendale solido.

Tutto nasce da un report diffuso dal fondo Morpheus Research, che accusa l’azienda umbra di continuare ad esportare in Russia, aggirando – a detta loro – le sanzioni europee. Una mossa di disturbo che ha agitato le acque del mercato. Ma che, nei fatti, non ha scalfito la reputazione né la traiettoria del brand.

Brunello Cucinelli non si è tirato indietro: ha affrontato l’accusa in prima persona e, numeri alla mano, ha mostrato che il suo marchio continua a camminare saldo sulla strada della crescita, senza scorciatoie né ambiguità. Ricavi in salita, investitori rassicurati, e soprattutto una netta riduzione dell’esposizione sul mercato russo: così il re del cashmere ha zittito i detrattori.

Oltre un miliardo in nove mesi: i numeri parlano chiaro

I dati del terzo trimestre 2025 non lasciano spazio a dubbi. Ricavi per 335,5 milioni di euro, in crescita del 12% su base annua. Complessivamente, nei primi nove mesi dell’anno, l’azienda ha superato 1,02 miliardi di euro, segnando un +10,8% a cambi correnti (+11,3% a cambi costanti). Un risultato che spazza via ogni sospetto di crisi.

Il marchio conferma la previsione di una crescita annua intorno al 10%, sia per il 2025 che per il 2026. Le vendite al dettaglio volano (+13,9%) e anche il canale wholesale tiene bene (+9%). La solidità, quindi, non è solo finanziaria ma anche commerciale.

Il “caso Russia” ridimensionato

L’attacco del fondo Morpheus si è concentrato sull’export verso la Russia, ma la risposta di Brunello Cucinelli è arrivata subito. In conferenza con gli analisti, lo stilista-imprenditore ha snocciolato dati che smentiscono la narrativa dello scandalo: la quota russa, che nel 2021 rappresentava il 9,3% del fatturato, si è ridotta all’1,4% nel 2025. Il tutto nel pieno rispetto delle regole UE.

I prodotti esportati hanno un valore inferiore ai 300 euro, rientrando nelle eccezioni previste dalle normative. I volumi, inoltre, sono stati più che dimezzati (-52%) tra il 2021 e il 2024. Accuse gravi, insomma, ma scarsamente fondate.

Nessuna svendita: il lusso non si tocca

Morpheus ha colpito anche un altro punto critico: la gestione degli invenduti. Secondo il fondo, Cucinelli avrebbe messo a rischio il proprio posizionamento nel lusso per “svendere” il magazzino. Anche in questo caso, la difesa è nei dati.

L’incidenza del magazzino sulle vendite si attesta al 28-29%, una soglia definita fisiologica per il modello produttivo del brand. Nessuna liquidazione massiva, nessun cambio di strategia. L’identità dell’azienda, ha sottolineato Brunello Cucinelli, rimane quella di sempre: “marchio del lusso assoluto”.

Fiducia ai dipendenti, trasparenza ai mercati

La risposta di Cucinelli non si è limitata ai mercati. Ha voluto incontrare anche i suoi lavoratori, riunendoli in assemblea per spiegare direttamente cosa stava accadendo e per rassicurarli. Un gesto raro, ma coerente con la filosofia aziendale fondata su rispetto, bellezza e centralità dell’uomo.

Il messaggio è arrivato forte e chiaro anche a chi pensava di poter destabilizzare l’azienda con una semplice analisi speculativa. In un contesto dominato dalla pressione finanziaria, Brunello Cucinelli mostra che si può fare impresa in modo etico e al tempo stesso vincente.

Il marchio resiste, e rilancia

Cucinelli non solo resiste alle critiche, ma continua a crescere. Gli investitori hanno reagito positivamente, premiando la trasparenza e la solidità del gruppo. Il brand si conferma tra i più solidi del panorama luxury italiano e internazionale.

Dietro le accuse, si intravede l’ennesimo tentativo di sfruttare lo strumento dello short selling, colpendo reputazione e capitalizzazione. Ma questa volta il colpo è rimbalzato. Chi scommetteva sulla caduta del re del cashmere umbro, ha fatto male i conti.