Madrid blocca l’uso di Rota e Morón per l’offensiva contro Teheran
Nel pieno dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, la Spagna ha compiuto una scelta che ha scosso la NATO e provocato la furia della Casa Bianca: negare l’utilizzo delle basi militari di Rota e Morón per le operazioni americane contro Teheran. Una decisione politica netta, rivendicata dal premier Pedro Sánchez, che ha definito “unilaterale” e contraria al diritto internazionale l’azione militare lanciata da Washington e Tel Aviv. Le basi di Rota (Cadice) e Morón (Siviglia) sono formalmente sotto sovranità spagnola, pur essendo concesse agli Stati Uniti nell’ambito di un accordo bilaterale di difesa. L’esecutivo di Madrid ha invocato le clausole dell’intesa che consentono alla Spagna di limitare l’uso delle strutture in caso di operazioni non conformi alla Carta delle Nazioni Unite. La conseguenza è stata immediata: una quindicina di aerei cisterna statunitensi, fondamentali per il rifornimento in volo dei caccia diretti in Medio Oriente, sono stati trasferiti in altri Paesi, tra cui la Germania.
La reazione furiosa di Trump
Donald Trump non ha nascosto l’irritazione. In conferenza stampa alla Casa Bianca, accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha definito la Spagna “un alleato terribile”, accusandola di non collaborare. Ha dichiarato di aver ordinato al Segretario al Tesoro di interrompere le relazioni commerciali con Madrid e ha minacciato dazi fino al 15%. “Se volessimo potremmo usare le basi”, ha tuonato il presidente americano, sostenendo implicitamente che Washington potrebbe bypassare il veto spagnolo. Un’affermazione che ha immediatamente acceso il dibattito sulla sovranità e sugli equilibri tra alleati all’interno dell’Alleanza Atlantica. Trump ha inoltre ricordato che la Spagna è l’unico Paese NATO a non aver accettato di portare la spesa militare al 5% del PIL, obiettivo fortemente sostenuto da Washington e dal segretario generale dell’Alleanza. Madrid negli ultimi anni ha comunque raddoppiato gli investimenti in difesa, passando dall’1% al 2%, ma ha escluso ulteriori aumenti fino alle soglie richieste.
La posizione di Sánchez: no alla guerra unilaterale
Pedro Sánchez ha mantenuto una linea coerente. Ha condannato l’azione militare contro l’Iran definendola un’escalation che contribuisce a rendere l’ordine internazionale “più incerto e ostile”. Allo stesso tempo ha ribadito la contrarietà al regime iraniano, chiarendo che si può essere contro Teheran senza appoggiare un intervento militare che non abbia mandato internazionale. “Non possiamo permetterci un’altra guerra prolungata e devastante in Medio Oriente”, ha dichiarato il premier spagnolo. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha aggiunto che la Spagna resta un partner affidabile della NATO, ricordando l’impegno nei Paesi baltici, in Ucraina, in Libano e in Iraq. Madrid non contesta l’Alleanza Atlantica. Contesta l’uso unilaterale della forza senza una cornice legale condivisa.
Israele attacca Madrid
Alle critiche di Washington si sono aggiunte quelle del governo israeliano. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato Sánchez di stare “dalla parte sbagliata della storia”, collegando la posizione spagnola a una presunta indulgenza verso Hamas, gli Houthi e ora l’Iran. La tensione diplomatica è evidente. La Spagna è già stata uno dei governi europei più critici verso la gestione israeliana della guerra a Gaza. Ora estende la critica alla nuova fase del conflitto contro l’Iran.
Un’Europa silenziosa
Il dato più significativo è forse un altro: nessun altro grande Paese europeo ha seguito apertamente la posizione spagnola. Germania, Francia e Regno Unito hanno adottato toni più cauti, evitando uno scontro diretto con Washington. Merz ha dichiarato che cercherà di “convincere” Madrid ad aumentare la spesa militare, ma non ha messo in discussione la scelta americana. Londra ha espresso dubbi sul cambio di regime a Teheran, ma non ha bloccato infrastrutture strategiche. La Spagna è rimasta sostanzialmente sola.
Sovranità e diritto internazionale
La scelta di Sánchez ruota attorno a un principio: l’uso delle basi concesse agli Stati Uniti deve rispettare gli accordi bilaterali e il diritto internazionale. Se un’operazione militare non ha l’autorizzazione del Congresso americano o del Consiglio di Sicurezza ONU, Madrid ritiene di poter esercitare un diritto di veto operativo sul proprio territorio. Il punto è delicato. L’Alleanza Atlantica non è una cessione di sovranità totale. È una cooperazione tra Stati sovrani. E la Spagna ha ricordato che le basi restano formalmente sotto giurisdizione nazionale.
Un atto di coraggio politico
Al di là delle dinamiche diplomatiche, la decisione di Sánchez rappresenta un gesto politico significativo. In un contesto in cui la pressione americana è fortissima e l’escalation militare appare inarrestabile, Madrid ha scelto di non allinearsi automaticamente. Non si tratta di anti americanismo. Si tratta di autonomia strategica. La Spagna ha affermato che non intende essere parte di un’operazione che giudica giuridicamente discutibile e politicamente pericolosa. Questo non significa uscire dalla NATO. Significa ricordare che l’alleanza non implica obbedienza cieca.
Il precedente storico: Sigonella
Il gesto di Sánchez, pur in un contesto molto diverso, richiama alla memoria un episodio che segnò la storia italiana: la crisi di Sigonella del 1985. In quell’occasione, il premier italiano Bettino Craxi si oppose alla richiesta americana di prendere in custodia i responsabili del sequestro dell’Achille Lauro, rivendicando la sovranità italiana sulla base siciliana. Fu uno scontro durissimo con Washington. Ma fu anche una dimostrazione di autonomia politica all’interno dell’alleanza occidentale. La Spagna oggi, nel suo contesto, ha compiuto un gesto simile: ricordare che l’alleanza non annulla la sovranità.
La nostra riflessione
Noi riteniamo che la scelta di Sánchez rappresenti una prova di coraggio politico rara nell’Europa attuale. In un momento in cui molti governi si limitano a seguire la linea americana e israeliana senza sollevare obiezioni pubbliche, Madrid ha detto no. Ha detto no a un uso delle proprie basi per un’offensiva che considera unilaterale. Ha detto no a una logica di escalation automatica. Ha detto sì alla diplomazia e al diritto internazionale. Può essere una posizione impopolare a Washington. Può costare tensioni commerciali. Ma è una posizione coerente con un’idea di sovranità e di responsabilità internazionale. Nel 1985 Sigonella segnò un momento di autonomia italiana dentro l’Alleanza Atlantica. Oggi la Spagna, nel suo piccolo, compie un gesto che va nella stessa direzione: ricordare che essere alleati non significa rinunciare a decidere. E in un’Europa spesso silenziosa, questa scelta pesa più di quanto sembri.
