Per oltre un decennio la morte di David Rossi, capo comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013, è stata archiviata come suicidio. Oggi, tredici anni dopo, quella verità ufficiale viene messa radicalmente in discussione. La Commissione parlamentare d’inchiesta, nella relazione di metà mandato presentata a Siena, ha preso atto di nuove perizie. Secondo quanto dichiarato queste nuove perizie escluderebbero definitivamente l’ipotesi suicidaria. Il voto unanime della Commissione nel riconoscere la natura omicidiaria della morte segna una svolta istituzionale senza precedenti. Non si parla più soltanto di dubbi o incongruenze, ma di “prove tangibili” che aprono formalmente la strada alla ricerca di responsabili e movente. La Procura di Siena ha nel frattempo aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta sulla base degli elementi emersi dai lavori parlamentari.
Le perizie tecniche: lesioni, dinamica e colluttazione
Le nuove consulenze analizzano in dettaglio le lesioni riscontrate sul corpo e sul volto di Rossi, ritenute compatibili con una violenta colluttazione precedente alla caduta. La ricostruzione presentata dalla Commissione si basa su elementi medico-legali, rilievi tridimensionali e analisi cinematiche della traiettoria. Il video mostrato a Siena ricostruisce ciò che potrebbe essere accaduto nei minuti precedenti alla caduta. Secondo i consulenti incaricati, diversi elementi sarebbero incompatibili con un gesto volontario. La postura del corpo nel filmato di video sorveglianza, la distanza dal tombino e l’orientamento degli arti non coinciderebbero con la dinamica del “lasciarsi cadere” descritta nella precedente superperizia del 2022.
La nuova simulazione forense: “È stato trattenuto e poi rilasciato”
Ulteriore elemento dirompente arriva dalla nuova consulenza tecnica presentata in ambito mediatico e realizzata dall’ingegnere forense Giuseppe Monfreda, esperto in simulazioni cinematiche tridimensionali. Utilizzando un modello digitale calibrato sulle reali misure antropometriche di Rossi e ricostruendo il vicolo con scansione laser 3D, la simulazione – secondo quanto dichiarato – raggiungerebbe una compatibilità del 95% con il filmato reale della caduta. La conclusione tecnica è netta: la dinamica più coerente sarebbe quella di una persona trattenuta e successivamente rilasciata nel vuoto, non quella di un soggetto che si aggrappa volontariamente alla sbarra e poi si lascia cadere.
Monfreda sostiene che l’ipotesi suicidaria produrrebbe impatti sui polsi e una traiettoria diversa rispetto a quella effettivamente osservata. Viene inoltre sollevata la questione dell’utilizzo, nella simulazione del 2022, di una versione obsoleta del software Virtual Crash, che non consentirebbe la riproduzione di movimenti autonomi precedenti alla caduta. Se tali rilievi fossero confermati in sede giudiziaria, rappresenterebbero un elemento tecnico di peso nella revisione complessiva del caso
La cravatta scomparsa e gli indizi riletti alla luce dell’omicidio
Tra gli elementi che oggi vengono rivalutati figura la scomparsa della cravatta indossata da Rossi, mai ritrovata. Secondo l’ipotesi avanzata in Commissione, potrebbe essere stata utilizzata per rimuovere tracce o impronte dall’ufficio prima di essere portata via. Anche i biglietti strappati trovati nel cestino e i fazzoletti con sangue, inizialmente interpretati come segnali preparatori di un suicidio, vengono oggi considerati con maggiore cautela: non vi sarebbe certezza che siano stati prodotti il giorno stesso della morte. I piccoli tagli sul braccio che Rossi si era procurato nei giorni precedenti, ritenuti in passato indicativi di una volontà suicidaria, sono ora considerati non idonei a provocare la morte e non necessariamente sintomatici di un gesto definitivo. Tutti questi elementi, riletti nel nuovo contesto, non rafforzerebbero più la tesi del suicidio ma lascerebbero aperto uno scenario alternativo.
L’audizione di Francesco Giusti e l’“uomo nel vicolo”
Tra le audizioni più delicate figura quella di Francesco Giusti, ex segretario della Lega di Siena e dipendente Mps, indicato da una testimone come possibile presenza nel vicolo nei minuti successivi alla caduta. Giusti ha negato categoricamente ogni coinvolgimento, dichiarando di aver appreso la notizia dopo le 22 leggendo un quotidiano online e di essersi limitato ad affacciarsi all’arco di Via de Rossi in un momento in cui erano presenti molte persone. Ha escluso qualsiasi rapporto diretto con David Rossi, sottolineando che all’epoca lavorava in un settore diverso e che non vi erano legami professionali o politici tra loro. L’audizione rappresenta uno dei tasselli nel tentativo di chiarire eventuali presenze e movimenti nell’immediatezza dei fatti.
Le omissioni delle prime indagini e la richiesta di una nuova procura
Uno dei punti più controversi resta la gestione iniziale della scena. La Commissione parlamentare ha evidenziato omissioni, rilievi incompleti e possibili manomissioni che avrebbero compromesso la cristallizzazione degli indizi nella notte del 6 marzo 2013. La famiglia di Rossi sostiene da anni che le prime indagini abbiano seguito un percorso predefinito verso il suicidio, senza approfondire piste alternative. Carolina Orlandi, figlia della compagna di Rossi, ha parlato apertamente di omicidio e ha chiesto che le nuove indagini vengano affidate a una procura esterna a Siena, per garantire imparzialità e indipendenza. La richiesta è chiara: evitare che la vicenda si trasformi nell’ennesimo mistero italiano irrisolto.
La domanda centrale resta aperta: chi e perché?
Oggi non si discute più soltanto della dinamica della caduta, ma del contesto in cui essa si è verificata. Nel 2013 Monte dei Paschi di Siena era al centro di una tempesta finanziaria e politica senza precedenti. Email inviate nei giorni precedenti alla morte, tensioni interne e pressioni mediatiche fanno parte di un quadro complesso che necessita di essere approfondito con rigore. Se la pista dell’omicidio dovesse consolidarsi definitivamente, la questione del movente diventerebbe centrale. Chi avrebbe avuto interesse alla morte di David Rossi? E perché? Dopo tredici anni di dubbi, una cosa appare evidente: la versione ufficiale non può più essere considerata. La riapertura del caso segna l’inizio di una nuova fase, in cui sarà determinante l’accertamento tecnico indipendente e replicabile. La verità giudiziaria, questa volta, dovrà essere costruita su basi solide, trasparenti e verificabili.
