Le immagini arrivate dal porto di Ashdod hanno fatto il giro del mondo in poche ore. Attivisti della Global Sumud Flotilla inginocchiati a terra, mani legate, bendati. E davanti a loro il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, che sventola la bandiera di Israele e li deride. Una scena che ha provocato indignazione trasversale in Europa e che ha aperto una frattura diplomatica anche con governi tradizionalmente vicini a Israele.
Il video della vergogna e le parole del ministro
Nei filmati diffusi dallo stesso Ben Gvir sui social, si vedono i membri della Flotilla bloccati dopo l’abbordaggio in mare. “Benvenuti in Israele, siamo i proprietari di questa casa”, urla il ministro. In un altro passaggio si sente dire: “Sono Israele”, mentre risuona l’inno nazionale Hatikva. Ben Gvir non ha fatto marcia indietro. Anzi, alla Knesset ha rivendicato l’operazione: “Non permetteremo a questi terroristi di entrare e fare del male”. Ha accusato il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di “danneggiare Israele” per aver criticato la gestione dell’episodio e ha parlato di “orgoglio” per le immagini diffuse.
La rottura interna al governo israeliano
Le parole di Ben Gvir hanno però trovato una netta presa di distanza all’interno dello stesso esecutivo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “il modo in cui il ministro ha trattato gli attivisti non è in linea con i valori e le norme di Israele”. Anche se aggiungiamo noi fa ridere. Pure il ministro degli Esteri Sa’ar ha attaccato pubblicamente il collega: “Tu non sei il volto di Israele”. Una frattura che evidenzia tensioni profonde all’interno della leadership israeliana.
La reazione dell’Italia: “Immagini inaccettabili”
Il governo italiano ha reagito con fermezza. Palazzo Chigi ha definito le immagini “inammissibili” e “lesive della dignità della persona”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano e ha chiesto la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. Durissime anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di “trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali”. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, è stata avviata una trattativa per il rimpatrio degli italiani, con partenza prevista dall’aeroporto di Ramon verso Grecia o Turchia.
La Francia vieta l’ingresso a Ben Gvir
Parigi ha compiuto un passo ancora più netto: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano e il divieto di ingresso sul territorio francese per Ben Gvir. Un segnale politico forte, che segna uno dei momenti più tesi nei rapporti diplomatici recenti tra Francia e Israele.
Le denunce degli attivisti: “Pugni e umiliazioni”
Al rientro in Italia, alcuni membri della Flotilla hanno raccontato quanto accaduto nel centro di detenzione di Ashdod. “Ogni volta che si intonava un ‘Free Palestine’ partivano delle botte”, ha dichiarato Ilaria Mancosu, attivista bolognese. “Ci hanno messo le manette a mani e piedi. Volevano umiliarci davanti al ministro”. La Global Sumud Flotilla ha parlato di “trattamento vergognoso e riprovevole”, denunciando uomini e donne “esposti come trofei”.
Il nodo del diritto internazionale
La questione non è solo politica ma giuridica. Diversi governi europei hanno richiamato Israele al rispetto del diritto internazionale e del diritto del mare, sottolineando che ogni intervento contro una nave civile deve rispettare principi di proporzionalità e tutela della dignità umana. Il Dipartimento federale degli Affari Esteri svizzero ha parlato di trattamento “incompatibile con le assicurazioni ricevute” da parte delle autorità israeliane.
Dal mare alla terra: il convoglio bloccato in Libia
Intanto la missione parallela via terra, il cosiddetto “Land Convoy”, resta bloccata alle porte di Sirte, in Libia. Gli attivisti denunciano il rifiuto delle autorità dell’Est libico di garantire la consegna sicura degli aiuti verso Gaza. Il rischio è che la crisi si sposti dal mare alla terra, trasformando una missione umanitaria in un nuovo terreno di tensione geopolitica.
Una crisi che va oltre la Flotilla
L’episodio segna un punto delicato nei rapporti tra Israele e l’Europa. Anche governi tradizionalmente vicini allo Stato ebraico hanno espresso pubblicamente disagio. L’impressione è che non si tratti solo di un’operazione di sicurezza, ma di un simbolo politico: la gestione delle immagini, la scelta di esibirle, la retorica utilizzata. Elementi che hanno trasformato un abbordaggio in un caso diplomatico internazionale. La domanda ora è duplice: come evolverà l’indagine sulle modalità dell’intervento? E soprattutto, quali saranno le conseguenze nei rapporti tra Israele e i suoi partner europei? La vicenda della Flotilla non si chiude con un video virale. Potrebbe essere solo l’inizio di una nuova stagione di tensioni.
