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La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite torna ad accusare Israele di gravi violazioni del diritto internazionale nei Territori palestinesi occupati. Nel nuovo rapporto, pubblicato dopo mesi di indagini, gli esperti affermano che esistono prove secondo cui i bambini palestinesi sarebbero stati deliberatamente colpiti dalle forze armate israeliane durante l’offensiva nella Striscia di Gaza. Un’accusa durissima che arriva mentre la guerra continua a provocare migliaia di vittime civili.

Secondo la Commissione, le operazioni militari israeliane avrebbero colpito non soltanto infrastrutture. Anche le aree urbane e la capacità stessa della popolazione palestinese di sopravvivere e costruire il proprio futuro. Israele respinge completamente le accuse, definendole infondate e sostenendo che il proprio esercito agisca nel rispetto del diritto internazionale contro Hamas.

Il rapporto ONU: “I bambini sono stati deliberatamente uccisi”

Nel documento, gli investigatori delle Nazioni Unite sostengono che le prove raccolte consentano di affermare che numerosi bambini palestinesi siano stati deliberatamente presi di mira durante le operazioni militari. Il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar, afferma che gli elementi acquisiti mostrerebbero come le forze israeliane abbiano colpito minori identificabili come civili, andando oltre quelli che potrebbero essere considerati danni collaterali di un conflitto armato.

Secondo gli esperti ONU, questa conclusione deriva dall’analisi combinata delle modalità degli attacchi. Analizzati anche gli armamenti ad alto potenziale in aree densamente popolate. Il rapporto parla di specifici episodi nei quali sarebbero stati impiegati anche sistemi di precisione contro obiettivi che comprendevano bambini. Per la Commissione, tali elementi contribuirebbero a dimostrare un’intenzione che, sul piano giuridico, alimenta il dibattito sull’ipotesi di genocidio.

Oltre 20 mila bambini uccisi secondo i dati riportati nel rapporto

Il rapporto richiama i dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza. Fino all’ottobre 2025, oltre 20 mila bambini sarebbero morti dall’inizio della guerra, mentre più di 44 mila sarebbero rimasti feriti. La Commissione precisa che queste cifre provengono dalle autorità sanitarie della Striscia. Secondo gli investigatori, il numero estremamente elevato di minori uccisi, unito alle modalità degli attacchi, rappresenta uno degli elementi centrali della loro valutazione.

Le conseguenze della guerra sui bambini di Gaza

Il documento non si limita al numero delle vittime. Gli esperti descrivono una situazione umanitaria definita devastante, nella quale migliaia di bambini vivono senza accesso regolare a cure mediche, alimentazione adeguata e istruzione. Molti hanno perso uno o entrambi i genitori, mentre altri convivono con amputazioni, gravi lesioni permanenti, traumi psicologici e disabilità causate dagli attacchi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, decine di migliaia di persone hanno riportato ferite destinate a cambiare radicalmente la loro vita e una parte significativa riguarda proprio i minori. Il rapporto denuncia inoltre la distruzione di ospedali, reparti pediatrici, centri neonatali e strutture scolastiche, sostenendo che queste perdite avranno conseguenze irreversibili per un’intera generazione.

Le accuse di Genocidio riguardano anche la Cisgiordania

Le conclusioni della Commissione non si limitano alla Striscia di Gaza. L’indagine prende in esame anche quanto avviene in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove vengono denunciate violazioni nei confronti di minori palestinesi durante arresti e operazioni di sicurezza. Secondo il rapporto, sarebbero stati documentati episodi di maltrattamenti, detenzioni arbitrarie, violenze fisiche e presunti abusi sessuali. La Commissione ritiene che alcuni di questi comportamenti possano configurare crimini di guerra e, in determinate circostanze, anche crimini contro l’umanità.

Israele respinge le accuse di Genocidio e parla di rapporto distorto

La risposta del governo israeliano è stata immediata. La missione diplomatica israeliana presso le Nazioni Unite a Ginevra ha definito il documento una ricostruzione “diffamatoria”, sostenendo che ignori completamente il contesto operativo nel quale agiscono le Forze di difesa israeliane. Secondo Israele, Hamas utilizzerebbe sistematicamente infrastrutture civili, ospedali e aree residenziali per condurre le proprie attività militari, mettendo deliberatamente in pericolo la popolazione palestinese. Le autorità israeliane ribadiscono inoltre di aver autorizzato campagne di vaccinazione, l’ingresso di personale sanitario internazionale e l’apertura di ospedali da campo, accusando Hamas di sottrarre parte degli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile.

Il dibattito sul genocidio resta aperto sul piano giuridico

Le conclusioni della Commissione ONU non costituiscono una sentenza. L’organismo investigativo, istituito dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha il compito di raccogliere prove, documentare eventuali violazioni e formulare valutazioni giuridiche, ma non può stabilire responsabilità penali definitive. La questione del genocidio è infatti già all’esame della Corte internazionale di giustizia, che sta valutando il ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele nel dicembre 2023.

La Corte ha disposto alcune misure cautelari, ma non si è ancora pronunciata nel merito delle accuse. Il nuovo rapporto della Commissione rappresenta quindi un ulteriore elemento destinato ad alimentare il procedimento internazionale, senza però sostituirsi alle decisioni che spetteranno ai giudici dell’Aia.

Una guerra che continua a dividere la comunità internazionale

A quasi tre anni dall’inizio del conflitto seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la crisi nella Striscia di Gaza continua a provocare profonde divisioni diplomatiche.

Da una parte, le Nazioni Unite e numerose organizzazioni umanitarie denunciano un numero crescente di vittime civili e chiedono il rispetto del diritto internazionale umanitario. Dall’altra, Israele continua ovviamente a sostenere che le proprie operazioni siano rivolte esclusivamente contro Hamas e che ogni azione militare venga condotta nel quadro della legittima difesa.

Il nuovo rapporto della Commissione ONU riporta al centro del dibattito internazionale il termine genocidio, una qualificazione giuridica tra le più gravi previste dal diritto internazionale. Tuttavia, stabilire se tale definizione sia applicabile al conflitto in corso spetterà esclusivamente agli organi giudiziari competenti. Nel frattempo, le scellerate scelte di Israele continuano a lasciare dietro di sé un pesantissimo bilancio umano, con migliaia di civili coinvolti e un’intera generazione di bambini che continua a pagare il prezzo più alto del conflitto.