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Mafia e appalti, scontro in Parlamento: Scarpinato torna sulle Stragi

Mafia e appalti, scontro in Parlamento: Scarpinato torna sulle Stragi

Alta tensione tra Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia sul ruolo dell’ex magistrato nella Commissione Antimafia. Dopo le polemiche alla Camera e al Senato, Roberto Scarpinato interviene pubblicamente e riporta l’attenzione sulle stragi del 1992-1993, sui loro moventi e sulle questioni ancora controverse.

La storia delle stragi mafiose torna al centro del confronto politico italiano. Questa volta, però, il dibattito nasce da una giornata di forte tensione parlamentare, culminata in uno scontro tra Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia sulla permanenza di Roberto Scarpinato nella Commissione parlamentare Antimafia.

Il 7 ottobre 2026, tra Camera e Senato, le polemiche assumono toni particolarmente accesi. Al centro della controversia ci sono le valutazioni contenute in un provvedimento giudiziario di Caltanissetta, le conversazioni tra Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli e le differenti interpretazioni della pista mafia-appalti.

Ma la vicenda assume una dimensione più ampia quando Scarpinato, già procuratore generale di Palermo e oggi senatore del Movimento 5 Stelle, interviene pubblicamente per rispondere alle contestazioni e tornare sulle ragioni che portarono agli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Lo scontro tra Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia

La controversia prende forza dopo la richiesta avanzata da Fratelli d’Italia affinché Scarpinato lasci la Commissione Antimafia. Il partito di maggioranza richiama le valutazioni di un giudice di Caltanissetta, che ha formulato rilievi critici sul comportamento dell’ex magistrato nelle interlocuzioni con Gioacchino Natoli.

Alla Camera, Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle difende Scarpinato e attacca Fratelli d’Italia, richiamando alcune delle pagine più controverse della storia repubblicana. La replica arriva da Galeazzo Bignami, che respinge le accuse e ribadisce la richiesta di allontanare il senatore anche dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

La tensione raggiunge anche Palazzo Madama. Il capogruppo pentastellato Luca Pirondini mostra alcune fotografie riguardanti esponenti di Fratelli d’Italia e strappa pubblicamente la lettera con cui era stata chiesta la sostituzione di Scarpinato. Il confronto provoca proteste, richiami e nuove accuse reciproche.

Il provvedimento di Caltanissetta e il caso Natoli

All’origine della polemica c’è un provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari Santi Bologna ha disposto l’archiviazione di un filone investigativo collegato alla pista mafia-appalti. Il giudice ha espresso valutazioni critiche nei confronti di Scarpinato, soffermandosi sulle conversazioni avvenute con Gioacchino Natoli prima di un’audizione parlamentare. Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, quelle interlocuzioni avrebbero avuto un carattere depistante.

Scarpinato contesta questa interpretazione e sostiene di non aver suggerito alcuna versione falsa dei fatti, ma di aver invitato Natoli a riferire circostanze che riteneva corrispondenti alla realtà. Occorre distinguere i diversi piani: una valutazione critica contenuta in un provvedimento giudiziario non equivale a una condanna penale. La questione resta comunque rilevante sul piano istituzionale, considerando il ruolo ricoperto dal senatore nella Commissione Antimafia.

La risposta di Scarpinato: le stragi e i possibili interessi esterni

Nel suo intervento pubblico, diffuso sul sito del Fatto Quotidiano il 7 ottobre, Scarpinato affronta direttamente le contestazioni e amplia il discorso alla storia delle stragi del 1992 e del 1993. La sua tesi è che gli attentati non possano essere interpretati esclusivamente come una reazione di Cosa Nostra alle indagini sugli appalti pubblici. L’ex magistrato richiama la possibilità che, dietro quella stagione di violenza, abbiano operato anche interessi esterni all’organizzazione mafiosa.

È una posizione che si inserisce in un dibattito giudiziario e storico sviluppatosi per decenni. Le responsabilità mafiose nelle stragi sono state accertate attraverso numerosi procedimenti, mentre il tema di eventuali ulteriori mandanti e delle loro motivazioni continua a essere oggetto di interpretazioni e approfondimenti. Scarpinato contesta soprattutto una lettura che considera troppo limitata rispetto alla complessità degli eventi. A suo giudizio, concentrarsi unicamente sugli appalti rischierebbe di lasciare senza risposta altri interrogativi, compresi quelli relativi ai depistaggi emersi nel corso degli anni.

Mafia e appalti: il nodo delle indagini del 1992

Il dossier mafia-appalti rappresenta un passaggio importante nella storia investigativa di quegli anni. Il lavoro degli investigatori aveva portato all’attenzione della magistratura un sistema di relazioni tra imprese, criminalità organizzata e interessi economici collegati alle opere pubbliche. L’interesse di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per questo settore è documentato. La discussione riguarda soprattutto il peso che quelle indagini possono aver avuto nella decisione di organizzare gli attentati.

Scarpinato sostiene inoltre che sia inesatto rappresentare l’inchiesta sugli appalti come un’attività definitivamente abbandonata dalla Procura di Palermo nel 1992. Nella sua ricostruzione, gli accertamenti proseguirono anche negli anni successivi, mentre le archiviazioni riguardarono specifiche posizioni. Proprio qui si colloca una delle principali controversie: stabilire il significato delle decisioni investigative adottate prima e dopo l’assassinio di Borsellino, senza confondere l’archiviazione di singole posizioni con la conclusione di un intero filone d’indagine.

La riunione del 14 luglio e le dichiarazioni contestate

Un altro punto centrale riguarda una riunione avvenuta alla Procura di Palermo il 14 luglio 1992, cinque giorni prima della strage di via D’Amelio. Secondo quanto riferito da Scarpinato, Natoli gli avrebbe raccontato che durante quell’incontro erano state illustrate anche questioni relative all’indagine mafia-appalti e alle richieste di archiviazione di alcune posizioni.

L’ex magistrato sostiene di aver semplicemente invitato Natoli a riferire davanti alla Commissione Antimafia quanto gli aveva raccontato. Nega, dunque, di averlo orientato verso una testimonianza non veritiera. Il punto controverso è proprio la ricostruzione di quella riunione e il significato delle conversazioni successive. Le diverse versioni devono essere confrontate con gli atti e con le testimonianze disponibili, senza trasformare automaticamente una divergenza in una prova di responsabilità.

Il messaggio rivolto ai giovani magistrati

Nella parte conclusiva dell’intervento, Scarpinato sostiene che le contestazioni nei suoi confronti abbiano un significato più ampio della semplice polemica personale. Secondo il senatore, attaccare pubblicamente chi continua a sostenere la necessità di indagare su possibili responsabilità esterne nelle stragi potrebbe produrre un effetto intimidatorio nei confronti dei magistrati più giovani.

È una valutazione politica e personale espressa dall’ex procuratore, non una circostanza giudiziariamente accertata. Tuttavia introduce un tema che riguarda il funzionamento delle istituzioni: come garantire che le indagini su vicende particolarmente delicate possano essere condotte in autonomia, mantenendo contemporaneamente piena responsabilità e trasparenza sull’operato degli investigatori.

Il nostro punto di vista sulla situazione

Il confronto parlamentare del 7 ottobre dimostra quanto le stragi del 1992-1993 continuino a incidere sulla vita politica italiana. A distanza di oltre trent’anni, le ricostruzioni dei moventi, le responsabilità accertate e gli interrogativi ancora aperti provocano divisioni profonde. Ma esiste un rischio che non dovrebbe essere sottovalutato: trasformare la ricerca della verità sulle stragi in una competizione politica su chi possa rivendicare maggiore credibilità nella lotta alla mafia.

Le parole di Scarpinato devono essere esaminate con attenzione, così come le valutazioni del giudice di Caltanissetta e le contestazioni formulate nei suoi confronti. Nessuna di queste posizioni dovrebbe essere sottratta a un confronto rigoroso con i documenti. La pista mafia-appalti merita approfondimenti per la sua importanza storica e investigativa. Allo stesso modo, eventuali elementi, che a nostro avviso possono esserci, relativi a responsabilità esterne a Cosa Nostra devono poter essere verificati senza pregiudizi.

Il problema non è scegliere preventivamente quale ricostruzione difendere. Il problema è capire quali conclusioni siano effettivamente sostenute dalle prove e quali questioni restino ancora aperte. Per questo il ruolo della Commissione Antimafia dovrebbe rimanere distinto dallo scontro tra partiti. La Commissione ha il compito di approfondire, acquisire documentazione e contribuire alla conoscenza di vicende che hanno segnato la storia della Repubblica.

Le richieste di dimissioni, le accuse reciproche e le contestazioni pubbliche possono appartenere al confronto politico. Non possono però sostituire il lavoro necessario per ricostruire gli eventi. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime delle stragi meritano che ogni elemento rilevante venga esaminato con serietà, indipendentemente dalle appartenenze politiche dei protagonisti. La ricerca della verità non può dipendere dalla convenienza di una maggioranza o di un’opposizione. Deve dipendere dalla solidità dei fatti.