Per oltre mezzo secolo, Fiat, successivamente FCA e oggi Stellantis, ha incarnato un’azienda che ha sempre beneficiato di ingenti risorse pubbliche italiane per rafforzare la propria posizione nel mercato automobilistico globale. Dietro ai numerosi interventi statali, emerge un modello molto discutibile, in cui gli interessi pubblici sono sempre passati in secondo piano rispetto alle strategie della famiglia Agnelli-Elkann e ai profitti degli azionisti. aiuti-fiat-stellantis.
La metamorfosi di Fiat nel corso dei decenni è stata guidata da scelte che hanno coinvolto massicci interventi statali. Negli anni ’70, Fiat era il simbolo dell’industria automobilistica italiana, sotto la guida di Gianni Agnelli, che gestiva l’azienda accantonando riserve per investimenti strategici. Con il passaggio a FCA nel 2014, sotto la direzione di Sergio Marchionne, l’azienda sposta il domicilio fiscale a Londra e la sede legale ad Amsterdam. Questa trasformazione culmina nel 2021 con la nascita di Stellantis, un colosso nato dalla fusione con PSA.
Tuttavia, a fronte di questi cambiamenti, l’eredità lasciata dall’attuale presidente John Elkann in Italia è caratterizzata esclusivamente da riduzioni occupazionali e chiusure di stabilimenti.
Il Sostegno Pubblico: Dai Fondi alle Casse della Fiat al Prestito FCA
Gli aiuti di Stato al gruppo automobilistico sono una costante della sua storia. Dal 1970 agli anni ’90, miliardi di lire e poi di euro sono stati destinati alla costruzione di stabilimenti, specialmente nel Mezzogiorno. Fabbriche come Melfi e Termini Imerese sono state realizzate con fondi pubblici, ma quasi sempre senza contropartite tangibili a lungo termine.
Un’indagine condotta dall’Università di Salerno stima che tra il 1990 e il 2019 circa 4 miliardi di euro, pari al 40% degli investimenti dichiarati, provenissero da contributi statali. Questa dinamica si è ripetuta anche in epoca recente: Infatti durante la pandemia da Covid19, FCA ha ottenuto un prestito di 6,3 miliardi garantito dallo Stato italiano. Nonostante le condizioni imposte, gran parte di questi fondi è servita a sostenere la fusione con PSA e a staccarsi un dividendo mostre per gli azionisti Elkann & Company.
Dividendi Stellantis: Profitti Privati, Perdite Pubbliche
Dal 2021, Stellantis ha distribuito oltre 16 miliardi di euro di dividendi, con una quota rilevante finita alla holding Exor di John Elkann. Parallelamente, l’occupazione nei siti italiani è diminuita drasticamente. Tra il 2021 e il 2023, il numero di dipendenti è sceso da 52.740 a 42.700. La politica degli “scivoli” e degli incentivi all’uscita, costata al gruppo tra i 600 e i 700 milioni di euro, ha contribuito a questa emorragia di posti di lavoro.
Mentre azionisti e dirigenti come Carlos Tavares “il CEO più pagato d’Europa” raccolgono profitti record, l’industria italiana ha perso competitività e forza lavoro qualificata.
Gli Stabilimenti Simbolo: Melfi e Mirafiori in Declino
Il sito di Melfi, uno degli stabilimenti più emblematici del Sud, ha beneficiato di 3,35 miliardi di euro in fondi pubblici tra il 1991 e il 2020. Tuttavia, il numero di dipendenti è passato da 6.800 nel 2021 a 5.600 nel 2023. Una parabola simile viene registrata a Mirafiori, storico impianto torinese che negli anni 2000 produceva 218.000 veicoli e oggi rischia di scendere sotto le 21.000 unità annuali. Numeri davvero impietosi.
Il Fondo Automotive e gli Incentivi: Risorse Senza Strategia
Dal 2022, il governo italiano ha stanziato 8,7 miliardi di euro per sostenere la transizione ecologica e digitale del settore automobilistico. Tuttavia, solo 2,7 miliardi sono stati finora utilizzati, di cui 1,95 miliardi destinati agli incentivi per l’acquisto di auto, spesso prodotte fuori dall’Italia. Un caso esemplare è quello della Fiat Panda elettrica, che sarà assemblata in Serbia, escludendo la filiera produttiva nazionale.
Solo Promesse e poca Realtà
A dispetto delle ingenti risorse ricevute, Stellantis non ha mai presentato un piano industriale serio, convincente e vincolante per l’Italia. Nonostante le pressioni istituzionali, Stellantis continua a delocalizzare la produzione, come dimostrano i casi della Topolino prodotta in Marocco e della Leapmotor assemblata in Polonia.
La lunga storia di Fiat, FCA e Stellantis dimostra come i sostegni pubblici possano essere una risorsa fondamentale per lo sviluppo industriale, ma solo se accompagnati da obblighi chiari e monitorati. Nel caso del gruppo automobilistico, invece, gli aiuti si sono tradotti in dividendi per gli azionisti, perdita di posti di lavoro e indebolimento del tessuto produttivo italiano. A fronte di decenni di elargizioni pubbliche, l’Italia merita risposte concrete e un piano industriale serio che metta al centro l’innovazione, l’occupazione e la sostenibilità.
L’accordo Stellantis Governo di dicembre al MIMIT
Stellantis con l’accordo di Dicembre ha sostanzialmente confermato l’impegno a mantenere operativi tutti gli impianti produttivi italiani, prevedendo un aumento della capacità produttiva a partire dal 2026, grazie al lancio di nuovi modelli. Per il 2024 sono stati annunciati 6 miliardi di euro in acquisti da fornitori italiani e sono previsti investimenti diretti per 2 miliardi di euro negli stabilimenti nazionali.
Pomigliano: Dal 2028 sarà installata la piattaforma Stella-Small per la produzione di due nuovi modelli compatti. Inoltre, la produzione della Fiat Panda (detta “Pandina”) sarà estesa fino al 2030, seguita dalla nuova generazione del modello.
Mirafiori: Sarà assegnata la produzione della Fiat 500 ibrida dal 2025, mentre la nuova generazione della Fiat 500 sarà confermata fino al 2032-33. Diventerà sede della regione Enlarged Europe, centro globale per i veicoli commerciali e sito esclusivo per i test di sviluppo delle batterie elettriche. L’impianto modenese invece sarà il fulcro della produzione di auto di lusso, confermando il ruolo strategico della città per i modelli premium del gruppo.
Jean-Philippe Imparato, durante il tavolo al MIMIT, ha sottolineato l’importanza di una collaborazione più stretta tra Stellantis e l’Italia per affrontare le sfide industriali. Ha dichiarato che l’azienda adotterà un approccio concreto e verificabile, evitando promesse non mantenute.
L’accordo punta a una maggiore stabilità e innovazione per il settore automotive italiano, con una particolare attenzione ai lavoratori e alla competitività degli stabilimenti. Tuttavia, sarà necessario monitorare l’effettiva attuazione di questi impegni per garantirne i benefici a lungo termine.
Giorgia Meloni e l’intesa con Stellantis
Durante l’attesa conferenza stampa di Gennaio, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato numerosi argomenti di rilievo, ma il settore automobilistico è rimasto ai margini del dibattito. Una sola, rapida, dichiarazione ha toccato la recente intesa siglata con Stellantis: “Sono soddisfatta dell’accordo con Stellantis, stiamo facendo il possibile per adottare un approccio che tuteli i lavoratori”.
Parole che trasmettono un cauto ottimismo, ma che lasciano inevase molte domande sul futuro degli stabilimenti italiani e sull’effettiva portata dell’accordo raggiunto.
Atessa: un esempio emblematico di crisi persistente
Nonostante le rassicurazioni, la realtà negli impianti produttivi italiani di Stellantis racconta una storia diversa. Ad Atessa, in provincia di Chieti, il ricorso alla cassa integrazione non accenna a ridursi. I rappresentanti sindacali hanno annunciato che, dal 3 al 16 febbraio, fino a 1.500 lavoratori dello stabilimento saranno coinvolti in un nuovo periodo di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), adottata dall’azienda come misura precauzionale.
Questo provvedimento mette ancora una volta in luce l’incertezza che grava sulle fabbriche italiane del gruppo, segnale di una crisi produttiva tutt’altro che risolta. aiuti-fiat-stellantis.
Le ombre su Mirafiori: tra stop e dubbi sul futuro
La situazione non è migliore a Mirafiori, storico sito torinese. Alla fine del 2023, Stellantis ha deciso di prolungare la sospensione della produzione della Fiat 500 elettrica fino al 20 gennaio, alimentando le preoccupazioni già espresse dai sindacati.
Sebbene Meloni abbia enfatizzato l’importanza dell’intesa raggiunta con Stellantis, il concreto impatto di questo accordo sul futuro industriale di Mirafiori e di altri stabilimenti italiani resta tutto da verificare. Le dichiarazioni guardano al lungo termine, ma i lavoratori si confrontano con difficoltà quotidiane sempre più gravose.
Se la storia recente ci insegna qualcosa, è che Stellantis e il suo presidente John Elkann sembrano sempre più orientati a sfruttare risorse italiane senza garantire un reale ritorno per il Paese. Nonostante le belle parole e gli accordi proclamati come “svolte” strategiche, la realtà è fatta di cassa integrazione, riduzione occupazionale e mancanza di una visione chiara per la filiera produttiva nazionale.
Concludendo, temiamo che l’ultima intesa con Stellantis possa rappresentare l’ennesima illusione, una promessa destinata a trasformarsi in una nuova delusione per i lavoratori e per l’Italia. Il rischio concreto è che, ancora una volta, a vincere siano solo gli interessi del gruppo Stellantis e degli azionisti, lasciando il nostro Paese con poco o nulla in cambio.
