12 Marzo 2026
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Il 5 febbraio 2025, i ministri Carlo Nordio (Giustizia) e Matteo Piantedosi (Interno) hanno riferito in Parlamento sul caso Almasri, ufficiale libico accusato di crimini contro l’umanità, arrestato in Italia e successivamente rimpatriato in Libia. L’informativa, attesa da giorni, ha innescato un duro scontro tra governo e opposizione, con attacchi frontali alla Corte Penale Internazionale (CPI) e alla magistratura italiana. L’assenza della premier Giorgia Meloni ha acceso ulteriormente il dibattito. almasri-nordio-piantedosi.

Il contesto e le accuse

Secondo la CPI, Almasri avrebbe avuto un ruolo di comando nella prigione libica di Mittiga, dove sarebbero avvenuti gravi crimini tra cui torture, uccisioni e violenze sessuali, compresa quella su un minore. Arrestato in Italia su richiesta della Corte, è stato rapidamente rimpatriato senza attendere un approfondimento sul mandato d’arresto internazionale.

L’opposizione ha denunciato la gestione della vicenda come un grave errore politico e giuridico, mentre il governo ha difeso la sua decisione parlando di tutela della sicurezza nazionale e criticando la Corte Internazionale per la gestione del mandato.

Nordio: attacco alla CPI e alla magistratura

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato in modo dettagliato del mandato d’arresto, definendolo “un pasticcio frettoloso”. Ha evidenziato incongruenze nelle date dei crimini contestati: inizialmente fissati al 2011, poi spostati al 2015. Ha inoltre criticato la CPI per non aver seguito correttamente la procedura di estradizione, sostenendo che il mandato fosse viziato da errori. Il ministro ha evidenziato anche che il mandato d’arresto era arrivato in lingua inglese senza traduzione e quindi di difficile comprensione per lo stesso.

“Non faccio da passacarte”, ha dichiarato Nordio, affermando che il governo aveva il dovere di valutare la coerenza del mandato prima di eseguire qualsiasi provvedimento. Ha inoltre puntato il dito contro “una certa magistratura sciatta” che avrebbe commentato il caso senza avere una conoscenza approfondita delle carte.

Nordio ha ironizzato sull’informazione di garanzia ricevuta, affermando: “La mia iscrizione nel registro degli indagati è stata evidenziata in grassetto, quasi con tenerezza”. almasri-nordio-piantedosi.

Piantedosi: “Almasri espulso per la sicurezza dello Stato”

Il ministro dell’Interno ha spiegato che il rimpatrio del libico è stato deciso per ragioni di sicurezza nazionale. “L’espulsione è da inquadrare nelle esigenze di salvaguardia della sicurezza dello Stato e della tutela dell’ordine pubblico”, ha dichiarato. Ha inoltre respinto qualsiasi accusa di pressioni indebite o ricatti internazionali.

La sua posizione è stata fortemente criticata dall’opposizione, che ha chiesto chiarimenti sui motivi per cui l’Italia abbia agito così rapidamente senza attendere un approfondimento della CPI.

Repilca Schlein: “Un ministro che difende un torturatore”

La segretaria del Partito Democratico, ha attaccato duramente Nordio, accusandolo di aver parlato “da avvocato difensore di un torturatore” invece che da ministro della Giustizia. Ha poi criticato l’assenza della premier, affermando: “Meloni ha mandato i suoi ministri in Aula, dimostrando di essere la presidente del coniglio, non del Consiglio”.

Matteo Renzi: “Meloni è l’omino di burro”

Anche il leader di IV è intervenuto con una dura critica a Giorgia Meloni. “Evitando di presentarsi, ha mostrato debolezza: “Pensavate di aver trovato la lady di ferro, ma avete trovato l’omino di burro, forte coi deboli e debole coi forti”.

Le repliche del governo

Di fronte alle accuse, la maggioranza ha difeso l’operato del governo, ribadendo che la procedura seguita è stata corretta e necessaria per la sicurezza nazionale. I ministri hanno insistito sulla necessità di una riforma della giustizia per evitare simili “interferenze giudiziarie” in futuro.

Un possibile complotto contro il governo?

Non si può escludere che il caso Almasri sia stato orchestrato per mettere in difficoltà il governo Meloni. L’arresto in Italia di una figura così controversa e la gestione della vicenda hanno creato un caso perfetto per alimentare tensioni tra l’esecutivo, la magistratura e l’opposizione. Questa situazione avrebbe potuto essere gestita con maggiore accuratezza dal governo, coinvolgendo i servizi segreti per evitare che la questione diventasse un caso politico di tale portata.

Come fanno molte altre nazioni, per ragioni di Stato e di sicurezza nazionale, il governo avrebbe potuto far uscire il cittadino libico dal territorio italiano in modo riservato, evitando così un’esposizione mediatica e giudiziaria così elevata. Lo scontro istituzionale che ne è derivato non fa bene al Paese e rischia di minare la credibilità dell’Italia a livello internazionale.

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