12 Marzo 2026
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Delitto di Garlasco: la testimonianza di Andrea Sempio da Vespa e le ombre sulla giustizia.

Da quando il suo nome è emerso, per la prima volta, nel 2016 nell’ambito del caso Garlasco, la sua vita è rimasta sospesa tra sospetti, archiviazioni e nuovi sospetti. Ma mai come oggi, dopo la sua intervista a Bruno Vespa nel programma “Cinque Minuti”, la sua voce ha risuonato così forte: “Mi sento un perseguitato”.

Un’espressione che non lascia spazio a interpretazioni. Sempio si racconta come un uomo spezzato, costretto a vivere nella sua vecchia cameretta, in un’esistenza che descrive come una forma di “arresti domiciliari non ufficiali”. Una condizione che va oltre la giustizia formale, e scivola nel terreno del tormento esistenziale.

Il caso Garlasco: Un nodo mai sciolto

Chiara Poggi fu assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Una morte brutale, misteriosa, che ha dato vita a uno dei casi giudiziari più lunghi, discussi e divisivi della cronaca nera italiana. Dopo anni di processi, Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva nel 2015. Fine della storia? Non proprio.

Il ritorno di Andrea Sempio in prima pagina nasce da una nuova inchiesta della Procura di Brescia, che riapre i giochi a partire da un elemento vecchio ma mai del tutto chiarito: una traccia genetica, ritenuta compatibile con il suo profilo, trovata sotto le unghie della vittima. Sempio era all’epoca un giovane amico di Marco, di Chiara, e secondo quanto detto dai protagonisti frequentava la casa saltuariamente. Già indagato e poi archiviato due volte, oggi si trova di nuovo sotto i riflettori.

“Non ho più una vita”

Nel salotto televisivo di Vespa, Sempio non usa toni polemici. Ma il suo sguardo e le sue parole raccontano un dolore profondo: “Sono tornato a vivere nella cameretta di quando avevo 19 anni. A quasi 40 anni, è come essere ai domiciliari. Non ho una vita, non posso fare nulla”. Un’immagine potente, capace di restituire in pochi secondi l’effetto collaterale più devastante di una giustizia che non riesce a chiudere il cerchio: la paralisi della vita privata.

Il famigerato “pizzino”: solo un appunto o indizio di corruzione?

Al centro delle nuove polemiche vi è un appunto sequestrato durante una perquisizione a casa Sempio: su un foglietto c’è scritto “Venditti gip archivia x 20,30 euro”. Secondo gli inquirenti, potrebbe essere la prova di un presunto favoreggiamento da parte del procuratore Mario Venditti, oggi indagato per corruzione. Ma Sempio lo liquida come un semplice promemoria: “Mio padre l’aveva scritto per ricordare quanto costava ritirare i documenti dell’archiviazione”.

In supporto di questa versione, esistono altri appunti sequestrati dalla Guardia di Finanza, che attesterebbero il pagamento di oltre 50.000 euro in spese legali e consulenze. Tutti i versamenti sarebbero stati registrati sotto il nome generico “Lovati”, usato per indicare il team legale della famiglia. Per Sempio, si tratta dell’ennesima distorsione mediatica: “Quell’appunto non è nulla di compromettente, ma ha avuto più visibilità di tutto il resto”.

Le ombre sul DNA e l’incidente probatorio

Una delle prove chiave che continuano a tenerlo sotto accusa è la famosa traccia genetica. Ma anche qui, Sempio è categorico: “Non è un DNA completo. Neppure le consulenze più severe riescono a dire con certezza che sia mio. Non si riproduce nelle analisi replicate, e questo basta per escluderla come prova scientificamente valida”. Si attende l’esito di un nuovo incidente probatorio, ma l’impressione è che il fardello psicologico sia già stato inflitto. “Quando vieni indagato, il sospetto ti si incolla addosso. Anche se non c’è una prova vera”.

L’impronta 33 e la cantina dei dubbi

Un altro elemento emerso di recente è la cosiddetta “impronta 33”, trovata in un punto della scala che porta alla cantina dove fu trovato il corpo di Chiara. Sempio risponde con razionalità: “Non è insanguinata. Non andavo spesso in cantina, ma magari ci sono passato tre o quattro volte. Non mi stupirebbe se fosse mia, ma non è un elemento che può dimostrare nulla”.

L’accusa di aver ricevuto le domande in anticipo

Tra le accuse più sottili, vi è quella secondo cui avrebbe ricevuto le domande dell’interrogatorio in anticipo. Ma anche qui, Sempio smentisce: “Le domande riguardavano argomenti già usciti su giornali e TV. Le avevo già sentite, le conoscevo. Ma nessuno mi ha passato niente”.

Il sospetto costante: accanimento o necessità investigativa?

“Capisco che un certo accanimento c’è. Spero sia in buona fede”, dice Sempio. Parole che lasciano intravedere una profonda sfiducia, pur accompagnata da una flebile speranza. L’impressione è che la giustizia, nel tentativo di non lasciar nulla di intentato, stia rischiando di trasformarsi in una macchina persecutoria. “Le sentenze parlano chiaro: Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. Non ho motivo di pensare il contrario”, afferma Sempio. Un messaggio chiaro: per lui, il caso è chiuso.

Una riflessione più ampia: il prezzo della giustizia incompleta

Il caso Garlasco è diventato un simbolo di quanto possa essere lunga, tortuosa e a volte crudele la strada della giustizia. Ma è anche il paradigma di quanto sia sottile il confine tra dovere investigativo e accanimento personale. Ogni nuovo elemento, ogni “pizzino”, ogni consulenza genetica parziale rimettono in moto un meccanismo che travolge chiunque ne sia coinvolto. Andrea Sempio chiede solo di essere lasciato in pace. Non rifiuta la giustizia, ma invoca una giustizia giusta. Una giustizia che, prima ancora che punire, sappia distinguere con chiarezza e responsabilità. Che non affondi nella zona grigia del sospetto continuo.

Conclusione: La ferita mai chiusa di Garlasco

Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a mietere vittime. Non solo tra chi ha perso una figlia, una sorella, un’amica. Ma anche tra coloro che, pur dichiarandosi innocenti, devono convivere con l’ombra eterna del dubbio. Alberto Stasi, si trova in prigione da circa dieci anni e anche lui attende di sapere se finalmente potrà avere giustizia, soprattutto per Chiara. Andrea Sempio invece ha parlato. Non per riaprire un caso, ma per chiudere una ferita. Resta da vedere se la giustizia, stavolta, saprà ascoltare.