12 Marzo 2026
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Il leader di Azione Carlo Calenda non ha usato mezzi termini. Stavolta non è solo un post sui social o un commento al vetriolo lanciato da un palco. È un attacco sistemico e strutturato, lanciato in pubblico, in aula parlamentare e sui media, contro John Elkann, presidente di Stellantis, Ferrari e Juventus. Secondo Calenda, la gestione Elkann rappresenta una delle pagine più opache del capitalismo italiano recente.

La critica non si limita alla conduzione del colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA. Riguarda l’intero modello industriale e decisionale che, a detta del leader di Azione, ha portato a una marginalizzazione dell’Italia nel settore automotive, lasciando solo macerie economiche e marchi storici in crisi profonda.

Calenda in Senato: “Dove sono i fatti? Solo proclami”

Nell’intervento al Senato della Repubblica, Calenda ha rincarato la dose, rivolgendosi direttamente al ministro competente Urso con un’interrogazione tagliente e strutturata. Il punto centrale: l’automotive italiano è in crisi nera, e le promesse del governo sono rimaste sulla carta.

Il leader di Azione ha ricordato le parole del ministro che, all’inizio del mandato, aveva annunciato con toni trionfalistici un piano per riportare la produzione a un milione di veicoli l’anno. Ma la realtà, sottolinea Calenda, è ben diversa: “Produciamo come il Portogallo, siamo ai minimi dal 1956”. E quando lo stesso Elkann è stato convocato in Parlamento, alla domanda diretta su un impegno per quel milione di veicoli, ha risposto chiaramente che non esiste alcun vincolo.

Oltre a Stellantis, Calenda ha affrontato anche altri due dossier chiave: Ilva e gli incentivi industriali. Sul primo, ha criticato la narrazione del governo, ricordando che l’accordo con ArcelorMittal era stato blindato, prevedeva un piano di ambientalizzazione e un impegno industriale da oltre 4 miliardi. “È stato fatto saltare – ha detto – non per colpa vostra, ma oggi servono risposte chiare, non altri slogan”.

Infine, ha smontato anche la retorica attorno al piano Transizione 5.0, definendola “una presa in giro” rispetto alla precedente Transizione 4.0, il cui impatto era stato nettamente superiore. Secondo Calenda, le imprese italiane stanno segnalando ovunque la debolezza del nuovo programma, che promette tanto ma offre poco in termini concreti.

Il messaggio è chiaro: servono numeri, piani reali, impegni scritti. “I dati non sono numeri al lotto”, ha chiuso Calenda, chiedendo al ministro e a tutto il governo di smetterla con i proclami e iniziare a governare con trasparenza e responsabilità.

Marchi storici dimenticati

L’elenco delle accuse di Calenda è lungo. La Ferrari – simbolo dell’eccellenza tricolore – ha perso il 13% in Borsa dopo l’ultima presentazione. Maserati è, per usare le sue parole, “clinicamente morta”. Fiat, Alfa Romeo e Lancia sono stati ridotti a ruoli secondari all’interno del gruppo Stellantis.

“Un uomo solo al comando… ma fuori strada”

Per Calenda, il problema non è solo nei risultati. È nella mancanza di visione. “Elkann ha tradito lo spirito industriale dell’Italia. Ha fatto scelte per gli azionisti – oltre 23 miliardi di euro in dividendi – ma dimenticato innovazione, occupazione e territorio”.

A suo dire, il presidente di Stellantis non ha le competenze gestionali per guidare un gruppo con responsabilità pubbliche così grandi. “Non può essere il volto del capitalismo italiano. Gli azionisti lo richiamino. Il Parlamento lo ascolti”.

Una battaglia politica e industriale

L’attacco di Calenda non è una sortita isolata. È parte di un’offensiva politica più ampia contro un modello economico che, a suo dire, ha trasformato le aziende in bancomat per fondi e holding estere, dimenticando l’interesse nazionale.

E mentre le fabbriche chiudono, i lavoratori aspettano risposte, e il settore dell’auto perde pezzi, il silenzio di Elkann comincia a fare rumore.

Calenda, da ex ministro dello Sviluppo Economico, sa bene come parlare ai palazzi del potere. Ma oggi vuole parlare al Paese: “Serve un cambio ai vertici. Serve una politica industriale vera. E serve chiarezza anche da parte del governo su chi guida davvero le nostre eccellenze”.