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Caro Benzina, le telefonate Meloni-Descalzi dietro il tetto Eni

Caro Benzina, le telefonate Meloni-Descalzi dietro il tetto Eni

Da oggi, 28 settembre, benzina e gasolio costano meno nelle stazioni Eni ed Enilive. Entra infatti in vigore il price cap deciso dal gruppo energetico: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. La misura avrà una durata iniziale di 30 giorni, ma potrà essere prorogata fino alla fine del 2026 in base all’andamento del mercato e alle condizioni degli approvvigionamenti. Secondo Eni, i nuovi limiti corrispondono a circa 17 centesimi al litro in meno rispetto ai livelli medi registrati prima dell’intervento. Una decisione importante in una fase caratterizzata dal forte aumento dei costi energetici e dalle tensioni internazionali. Ma dietro il price cap ci sarebbe anche un confronto iniziato da tempo tra il governo e i vertici del gruppo.

Le telefonate tra Giorgia Meloni e Claudio Descalzi

Secondo le ricostruzioni pubblicate da alcune fonti giornalistiche e riprese anche da diverse testate, la decisione sarebbe maturata dopo settimane di contatti tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Il rapporto tra i due si è consolidato anche durante le missioni internazionali legate al Piano Mattei e ai rapporti energetici con i Paesi africani.

Sul tema dei carburanti i contatti sarebbero stati frequenti. Una delle telefonate più significative risalirebbe al 26 agosto, alla vigilia di un Consiglio dei ministri chiamato nuovamente a intervenire sulle accise. In quella occasione Meloni e Descalzi avrebbero affrontato il problema di come superare la logica degli interventi temporanei e individuare strumenti differenti per contenere il costo dei carburanti.

La ricostruzione parla di una sorta di moral suasion esercitata dall’esecutivo. Allo stesso tempo, viene precisato che la scelta finale del price cap è stata assunta da Eni in autonomia e senza pressioni indebite da parte del governo.

Come funziona il price cap di Eni

Il meccanismo è semplice. Nei distributori interessati il prezzo in modalità self service non può superare 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel. Non si tratta quindi di uno sconto fisso applicato al prezzo precedente, ma di un vero tetto massimo. La misura riguarda la rete Eni ed Enilive in Italia. Secondo i dati, gli impianti interessati sono 3.846 sui circa 21.750 presenti complessivamente sul territorio nazionale. Per un pieno da 50 litri, considerando una riduzione di circa 17 centesimi al litro rispetto ai prezzi medi precedenti, il risparmio può arrivare a circa 8,50 euro. Il tetto resterà valido anche nel caso di un aumento delle quotazioni del petrolio durante il periodo di applicazione.

Perché Eni ha deciso di intervenire

Nel comunicato ufficiale, Eni collega l’iniziativa anche alla situazione internazionale. La riduzione dell’offerta di prodotti raffinati, le crisi geopolitiche e la diminuzione della capacità di raffinazione europea hanno contribuito alla crescita dei prezzi. Secondo il gruppo, in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie negli ultimi quindici anni. Eni sottolinea inoltre di aver già iniziato nei mesi precedenti ad assorbire parte dell’aumento delle quotazioni internazionali, evitando di trasferirlo integralmente sui prezzi consigliati alla propria rete. Il price cap rappresenta quindi un ulteriore intervento diretto sul costo finale sostenuto dagli automobilisti.

Il governo punta sull’effetto domino

L’obiettivo politico è anche quello di favorire un effetto traino sull’intero mercato dei carburanti. E un primo movimento è già arrivato. Socar, gruppo energetico azero che controlla Italiana Petroli, ha annunciato un intervento per calmierare i prezzi di benzina e gasolio sulla rete IP. Il meccanismo è diverso da quello scelto da Eni: al momento non è stato comunicato un tetto nazionale unico, ma l’applicazione di prezzi calmierati dovrebbe essere progressivamente estesa alla rete. Socar sta inoltre valutando l’estensione del sistema alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono da IP. Il mercato potrebbe quindi entrare in una nuova fase, nella quale le principali compagnie saranno chiamate a decidere se seguire la strada aperta da Eni.

Una misura che potrebbe arrivare fino a fine anno

Per il momento il price cap Eni durerà 30 giorni. La società ha però già lasciato aperta la possibilità di prolungarlo fino alla fine dell’anno, valutando l’andamento delle quotazioni internazionali e soprattutto la situazione degli approvvigionamenti. La giornata del 28 settembre rappresenta quindi un primo banco di prova. Il tetto sotto i due euro sulla benzina introduce un nuovo elemento nel mercato italiano dei carburanti e potrebbe aumentare la pressione competitiva sulle altre compagnie. Molto dipenderà da ciò che accadrà nelle prossime settimane. Se altri operatori seguiranno Eni, il price cap potrebbe trasformarsi da iniziativa di una singola società in un meccanismo capace di incidere più ampiamente sui prezzi alla pompa.