12 Marzo 2026
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Dopo 21 giorni nel carcere di Evin a Teheran, Cecilia Sala racconta nel podcast di Chora Media l’angoscia dell’isolamento, la gioia del ritorno a casa e la sua continua dedizione alla complessità dell’Iran. cecilia-sala-libera.

La giornalista italiana arrestata a Teheran lo scorso dicembre, è finalmente tornata in Italia. Il suo ritorno ha rappresentato una liberazione non solo personale, ma anche simbolica, suscitando emozione e sollievo in tutto il Paese. “Sto bene, anche se mi devo riabituare,” ha raccontato nella puntata del podcast Stories, registrata a poche ore dalla sua liberazione. Nonostante la felicità, il racconto di Sala lascia trasparire il trauma vissuto in isolamento.

Tutto è iniziato il 19 dicembre, quando la giornalista, impegnata in reportage sull’Iran, è stata arrestata nella sua stanza d’albergo a Teheran. Da quel momento, la sua vita è cambiata drasticamente. Sala è stata trasferita nel carcere di Evin, noto per il trattamento severo riservato ai detenuti politici e agli stranieri.

“Sono rimasta 21 giorni in isolamento, senza occhiali, senza un libro, con una luce al neon sempre accesa,” ha raccontato. La cella era spoglia: una coperta, cibo essenziale e nulla che potesse alleviare l’angoscia. “Il silenzio è il nemico,” ha sottolineato, rievocando le lunghe ore passate a cercare un appiglio mentale per non cedere alla disperazione.

La liberazione è arrivata il 7 gennaio, frutto del lavoro incessante della diplomazia italiana e dell’intelligence. “Non pensavo che sarei stata liberata così presto,” ha detto Cecilia, che fino a poche ore prima della sua partenza non credeva davvero che l’incubo fosse finito. La notizia della liberazione è stata accolta con entusiasmo anche dalla premier Giorgia Meloni, che ha voluto sottolineare il lavoro fatto “dietro le quinte” per riportare Sala a casa.

Nonostante le difficoltà, Sala è riuscita a trovare piccole gioie persino nei giorni più bui. “Ho riso due volte in 21 giorni: quando ho visto il cielo per la prima volta e quando un uccellino faceva un verso buffo,” ha raccontato. Episodi come questi le hanno dato forza e speranza.

Un altro momento cruciale è stato l’arrivo in una cella più grande, condivisa con un’altra detenuta, Farzanè. “Quando mi hanno detto che sarei stata libera, il mio primo pensiero è stato come comunicarlo a lei,” ha raccontato.

Nonostante l’esperienza drammatica, Sala non ha perso il legame con l’Iran, un Paese che ha sempre amato per la sua complessità e per le persone che lo abitano. “Non tornerò in Iran, ma continuerò ad amare quel Paese,” ha detto. La giornalista ha raccontato come il suo viaggio fosse nato dalla volontà di dare voce a coloro che vivono sotto la repressione del regime. cecilia-sala-libera.

Sala ha concluso il suo racconto con una riflessione profonda: la gioia del ritorno si accompagna a un senso di colpa verso chi non ha avuto la stessa fortuna. “Ci sono persone che sono in carcere da moltissimo tempo, e il pensiero di loro non mi lascia,” ha ammesso con la voce rotta dall’emozione.