L’ultimo episodio del format web “Falsissimo” rilancia il delitto di Chiara Poggi con toni sempre più oscuri. Esorcismi, pedofilia, presunte relazioni malsane e confessioni scioccanti: verità o provocazione?
Con la seconda parte del suo documentario-inchiesta “Falsissimo”, Fabrizio Corona riporta sotto i riflettori il delitto di Garlasco, uno dei casi più discussi della cronaca italiana. Lo fa a modo suo: inseguendo i protagonisti, raccogliendo testimonianze disturbanti, proponendo collegamenti arditi e tirando fuori ipotesi tanto incredibili quanto destabilizzanti.
La linea narrativa è chiara: alimentare dubbi, scavare nelle pieghe mai esplorate dell’inchiesta ufficiale e mettere in discussione il racconto processuale che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Il risultato è un episodio cupo, scomodo, dove i confini tra realtà e suggestione si fanno sempre più sfocati.
Inseguimenti, pedinamenti e interviste: Andrea Sempio
Corona inizia col botto: si reca direttamente da Andrea Sempio, amico di Marco Poggi e figura indagata dalla procura di Pavia per concorso in omicidio. Il confronto non avviene: Sempio si rifugia nello sgabuzzino del suo negozio, poi scappa in auto, inseguito da Corona fino a casa, dove intervengono i carabinieri. La scena ha un chiaro sapore televisivo, ma dietro lo spettacolo rimane un messaggio: Andrea Sempio ha parlato con tante televisioni ma non ha mai accettato di rispondere alle domande incalzanti di Fabrizio Corona.
Il santuario della Bozzola e le accuse scioccanti
Ma il vero cuore oscuro dell’episodio si apre quando Corona tira in ballo il santuario della Bozzola, un luogo di culto che, secondo alcune testimonianze raccolte, sarebbe stato teatro non solo di esorcismi ma anche di atti di pedofilia.
Corona cita due ex ricattatori di don Gregorio Vitali – prelato del santuario – che, tramite l’avvocato Lovati, avrebbero confessato la presenza di riti disturbanti, abusi e presunte cure spirituali per anoressia e tendenze suicide. E da qui Corona ricollega il tutto alla figura di Paola Cappa, una delle gemelle e cugina di Chiara, la quale – secondo documenti citati – soffriva di anoressia e avrebbe tentato il suicidio due giorni prima dell’omicidio.
In un interrogatorio, Paola avrebbe anche confessato di essere stata abusata, anche se non è chiaro da chi né se la dichiarazione abbia avuto riscontro giudiziario. E qui giustamente Corona parla delle procure che secondo lui utilizzano l’obbligatorietà dell’azione penale solo quando gli fa comodo. Questo invece era un caso assolutamente anche a nostro parere da approfondire e indagare, vista la natura del verbale.
La lavagnetta di Corona: complotti e legami familiari
Corona tenta di ricostruire il puzzle utilizzando una lavagnetta, su cui collega articoli di giornale, messaggi, nomi e voci. Tra questi testi c’è lo scambio di e-mail tra la vittima e una sua collega dell’epoca (C.T.) in cui si fa riferimento a un “piccione”, che ha dato il via a diverse ricostruzioni. Inoltre in un’articolo del giornale Repubblica si parla di cinque contatti telefonici salvati con nomi collegati alla famiglia Cappa in particolare a quelle dello zio Ermanno Cappa.
Durante la prima parte dell’episodio, Corona lancia alcune accuse fortissime tramite la testimonianza di un presunto parente che ipotizza una relazione tra Chiara e lo zio Ermanno e anche una relazione extraconiugale della moglie di Ermanno Cappa con il padre di Stasi. Lo stesso Corona, in un raro momento di autocensura, ammette: “Mi dissocio, è la prima volta che lo faccio”. Ma nonostante questa dichiarazione, le parole e i sospetti vengono comunque mandati in onda, lasciando allo spettatore il compito di farsi un’idea.
La testimone “fighettina milanese” e la rabbia di Paola Cappa
A dare ulteriore pepe al racconto è la telefonata che Corona riceve da un’amica, definita da lui stesso una “fighettina milanese DOC” del cosiddetto “Circolino”. La donna racconta di aver frequentato Maria Rosa Poggi, madre delle gemelle Cappa, tra il 2016 e il 2018.
Durante quegli anni, sarebbe stata più volte invitata a partecipare a messe “particolari” al santuario. Racconta anche di un pranzo con la signora Poggi e la figlia Paola, durante il quale le fu chiesto il numero di un osteopata. Dopo aver dimenticato di rimandarlo, Paola l’avrebbe insultata pesantemente su Facebook con messaggi come: “Putt*na, devi morire, fai schifo”.
Corona mostra interesse soprattutto per questa reazione spropositata, sottolineando come Paola avesse già avuto atteggiamenti simili con altri, incluso Chiesa Soprani. Secondo lui, questi comportamenti rivelerebbero un profilo psicologico instabile, utile per comprendere un contesto familiare carico di tensioni.
Il faccia a faccia con Ermanno Cappa nella seconda parte
Il momento clou dell’episodio è l’incontro con Ermanno Cappa, zio di Chiara, figura che più volte torna nei ragionamenti di Corona. L’uomo si mostra infastidito, ma vuole parlare con Corona perché lo stima. La registrazione ovviamente avviene tramite telecamera nascosta. L’uomo afferma di non aver mai parlato pubblicamente della vicenda perché “lo farà solo quando sarà il momento”, e liquida le nuove accuse come “cagate” costruite da “un branco di cogli*ni”.
Corona, da parte sua, insiste. Parla del proprio passato in carcere, della difficoltà di provare l’innocenza quando l’opinione pubblica è già schierata, e cerca di indurre Cappa a rivelare qualcosa di più. Ma il risultato è un nulla di fatto. Il dialogo è teso, Ermanno Cappa è visibilmente carico di delusione per la vicenda e per l’accanimento mediatico sulla propria famiglia. Comunque l’intervista, il confronto non aggiunge elementi concreti al caso. Tuttavia, la tensione tra i due trasuda verità emotiva, anche se non giudiziaria. corona-parla-con-ermanno-cappa.
Dietro lo show, una vera indagine?
“Falsissimo” è uno show. Su questo non ci sono dubbi. È montato con ritmo televisivo, giocato sul sensazionalismo e confezionato per dividere l’opinione pubblica. Ma, al tempo stesso, va riconosciuto che Fabrizio Corona non si limita a fare rumore. Insegue davvero le piste, va sui luoghi, ascolta testimoni ignorati, legge fascicoli, fa domande scomode. Il suo approccio è disordinato, irregolare, a volte sopra le righe, ma rivela un tentativo autentico di capire. E’ proprio il vero spirito del giornalismo d’inchiesta.
Cerca di dare un senso a quelle voci che per anni hanno girato sottotraccia, che non sono state ascoltate nei tribunali, ma che esistono. Il suo è un lavoro che, pur con tutte le sue derive, riapre spazi di riflessione in un contesto dove molti avrebbero preferito voltare pagina.
Conclusione: tra presunte verità, provocazione e memoria collettiva
Con questo secondo capitolo di Falsissimo, Corona spinge ancora oltre il confine tra giornalismo, indagine privata e spettacolo. Il caso di Garlasco viene filtrato attraverso la sua visione, fatta di intuizioni, coraggio, azzardo e tanto ego.
Ma resta il fatto che, nel marasma di accuse, testimonianze e intuizioni personali, sta emergendo anche una dimensione di verità sommersa, che forse nessuno aveva mai provato a far riemergere con questa forza. Fabrizio Corona, sta scavando davvero. E anche se i metodi dividono, le domande che solleva restano aperte. corona-parla-con-ermanno-cappa.
