12 Marzo 2026
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L’inchiesta su Equalize non è solo una storia di hacker. È una storia di potere. Di dossier. Di relazioni pericolose. Secondo i magistrati, per anni avrebbe operato una centrale di raccolta informazioni su politici, imprenditori, manager e personaggi pubblici. Un sistema strutturato. Non improvvisato. La trasmissione di inchiesta giornalistica Report ha portato alla luce una rete che intreccia affari, intelligence e finanza. Una macchina definita dagli inquirenti “infernale”. Capace di muoversi tra Milano e Roma. Con agganci istituzionali. E clienti di primo livello.

Equalize: la fabbrica dei dossier

Al centro c’è Equalize. Formalmente una società di consulenza cyber e sicurezza. In realtà, secondo l’accusa, una centrale di dossieraggio. Nei fascicoli compaiono migliaia di pagine di chat. Dialoghi tra l’hacker Samuele Calamucci e Vincenzo De Marzio, ex appartenente ai servizi. Tre anni di conversazioni. Messaggi riservati. Contatti. Nomi in codice. Il quadro che emerge è chiaro. Non singole operazioni. Ma una struttura. Con ruoli precisi, canali di accesso a informazioni sensibili e clienti importanti. Tra i soggetti monitorati compaiono politici, imprenditori, sportivi e figure dello spettacolo. L’obiettivo? Raccogliere dati. Costruire dossier. Avere leve.

La Squadra Fiore: il livello romano

Accanto al filone milanese emerge un altro gruppo. Viene chiamato “Squadra Fiore”. Dalle chat si intravede una rete romana. Composta da soggetti vicini alle istituzioni. Alcuni con legami con l’intelligence. I nomi spesso sono coperti da alias. Ma i riferimenti sono chiari. Compare un militare dell’Esercito. Un soggetto con trascorsi alla Presidenza del Consiglio. E soprattutto una figura centrale: “il Tabaccaio”. Descritto come vicino ad ambienti dei servizi. In contatto con ex vertici dell’intelligence. Il linguaggio nelle chat è rivelatore. “Risolviamo problemi”. “Loro sanno tutto”. “Se sei leale ti proteggiamo”. Non è il tono di investigatori privati. È il tono di chi si sente coperto.

Il caso Del Vecchio e la partita Mediobanca

Uno dei dossier più delicati riguarda Leonardo Maria Del Vecchio. Secondo quanto emerge, attorno al suo nome si sarebbe sviluppata una raccolta di materiale sensibile. Foto private. Informazioni riservate. Una trattativa interna ribattezzata “Piombo fuso”. Il contesto è cruciale. In quel periodo si gioca una partita finanziaria su Mediobanca. Il sospetto investigativo è che il dossier potesse diventare uno strumento di pressione. Non solo soldi. Non solo curiosità. Ma potere. Influenza. Condizionamento.

Società di copertura e piste estere

Nelle chat compare anche una società con sede a New York. Una Llc americana. Indicata come possibile struttura di appoggio. Emergono contatti con ambienti stranieri. Si parla di un’agenzia privata francese. Si citano nomi legati al mondo dell’intelligence. Non è ancora chiaro quanto vi sia di reale e quanto di millanteria. Ma il punto è un altro. Il gruppo agiva come se avesse accesso a informazioni riservate. E come se potesse muoversi in zone grigie senza ostacoli.

Il vero obiettivo: controllo

In una chat compare una frase chiave. “Non sono i soldi. È tenere in pugno le persone”. È qui il cuore della vicenda. Il dossier come arma. L’informazione come strumento di pressione. Il potere che nasce dalla conoscenza delle fragilità altrui. Se le accuse saranno confermate, il caso Equalize rappresenterà uno dei più gravi sistemi di spionaggio privato emersi in Italia negli ultimi anni. Con ramificazioni che toccano aziende strategiche. Ambienti istituzionali. Finanza. La domanda resta aperta. Chi controllava davvero il sistema? E per conto di chi operava?