12 Marzo 2026
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Nel cuore della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre ovunque si moltiplicano i messaggi di condanna e solidarietà, il nuovo episodio di Falsissimo – il format d’inchiesta creato da Fabrizio Corona – getta una luce spietata, e scomoda, su alcune delle storie più delicate del panorama giudiziario italiano. L’episodio n.18, intitolato “Violenza e potere”, non si limita a raccontare fatti: scava nel fango, denuncia squilibri, mette a nudo un sistema dove il potere, più che la giustizia, sembra dettare le regole.

Genovese e la prigione dorata: quando il denaro anestetizza la condanna

Alberto Maria Genovese, imprenditore della cosiddetta Milano-bene, simbolo della vita sfrenata e delle serate a base di lusso e sballo, è stato condannato per violenza sessuale. Tuttavia, la sua detenzione somiglia più a un soggiorno forzato in una suite che a un vero carcere. I dettagli svelati da Corona fanno rabbrividire: privilegi, comodità, accessi e contatti. Il tutto, mentre le vittime continuano a cercare ascolto, dignità e verità.

Il figlio di Grillo e quello di La Russa: due storie, una giustizia che cambia volto

Corona ripercorre poi due casi controversi che hanno segnato il dibattito pubblico degli ultimi anni: quello del figlio di Beppe Grillo e quello del figlio di Ignazio La Russa.

Nel primo caso, l’accusa di stupro è stata trattata con lentezza e grande attenzione mediatica. Nel secondo, invece, l’archiviazione è arrivata rapidamente, tra sospetti e interrogativi. In mezzo, le parole durissime del padre della presunta vittima: “Forse non è stato fatto nulla. Ma forse è bastato solo il cognome”. Una frase che, da sola, riassume anni di cronaca giudiziaria dove il potere si mostra più nella sua capacità di silenziare che in quella di difendere.

La giustizia emotiva: una riforma insufficiente davanti ai circoli del privilegio

Fabrizio Corona, con la solita narrazione graffiante, denuncia un sistema in cui le leggi sembrano figlie dell’emotività del momento, mentre le dinamiche processuali continuano a essere condizionate da chi ha più peso, visibilità o agganci. “Serve una rivoluzione culturale, non una riforma tecnica”, è il messaggio implicito.

Secondo Corona, troppe volte si dimentica che anche la figura della vittima può essere strumentalizzata, specie in contesti dove droga, alcol, denaro e potere sono l’unico linguaggio parlato. Non è un tentativo di deresponsabilizzare gli aggressori, ma una provocazione che punta a indagare quanto siano complesse certe dinamiche, soprattutto nei “circolini” elitari in cui tutto è lecito, finché non finisce sotto i riflettori.

La testimonianza di un padre: un Paese che abdica alla verità

Il momento più intenso del documentario arriva quando, davanti alle telecamere, un padre racconta la vicenda della figlia presunta vittima del figlio di La Russa. Le sue parole sono taglienti, dolorose e prive di retorica. Non accusa direttamente nessuno, ma denuncia l’indifferenza. “La madre non voleva denunciare. Sono stato io a spingerla. Poi tutto è stato archiviato. Nessun complotto, ma forse è bastato il cognome pesante”.

In quel racconto c’è il ritratto di una giustizia che non tutela, di uno Stato che lascia soli, di una società che ha perso il senso della responsabilità collettiva. Nessuno vuole sostituirsi ai tribunali, ma la sensazione è che in certi ambienti la giustizia funzioni a due velocità: una per i comuni cittadini, l’altra per i potenti.

Falsissimo come specchio dell’ipocrisia pubblica

L’inchiesta di Corona si fa documento culturale, non solo di cronaca. Perché tocca le nervature più sensibili della società italiana: la fragilità della fiducia nella magistratura, la difficoltà di denunciare, la paura di esporsi quando si sa che l’altro ha più protezioni. “Falsissimo” non è perfetto, anzi è volutamente imperfetto, sporco, fastidioso. Ma è vero. E in un Paese dove la verità è spesso sacrificata sull’altare dell’opportunità, anche questo è un atto di coraggio.

Oltre il caso: la necessità di un cambiamento culturale profondo

Le vicende di Genovese, del figlio di Grillo e di quello di La Russa non sono solo casi di cronaca giudiziaria. Sono lo specchio di un sistema malato, dove le vittime troppo spesso sono costrette al silenzio, mentre chi ha potere riesce a uscirne quasi indenne. Corona non si limita a raccontare: chiede un cambiamento. Un cambiamento che non può arrivare solo da nuove norme, ma da una coscienza collettiva che smetta di voltarsi dall’altra parte.

Conclusioni: chi tocca il potere si scotta, chi lo detiene si salva

L’episodio 18 di Falsissimo non lascia spazio a interpretazioni leggere. È una denuncia cruda, feroce, che ci costringe a guardare in faccia l’Italia che preferiremmo ignorare. Quella dove la giustizia è condizionata, dove le vittime diventano bersagli e i potenti intoccabili. Dove ogni 25 novembre ci indigniamo, ma il 26 tutto torna come prima. Fabrizio Corona, con tutti i suoi limiti, ci ha messo la faccia. E ci ha ricordato che la verità, spesso, è scomoda. Ma necessaria.