12 Marzo 2026
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A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco è tornato con forza alla ribalta. Le nuove indagini, l’indagato Andrea Sempio, le fotografie inedite pubblicate da Bugalalla e la discussa perizia della genetista Denise Albani. Nuovi tasselli a un mosaico ancora incompleto. In questo articolo analizziamo in profondità gli ultimi sviluppi, i retroscena, e le implicazioni giudiziarie che potrebbero cambiare il corso della verità.

Le foto inedite di Andrea Sempio davanti a casa Poggi: lo scoop Bugalalla

L’elemento più clamoroso è rappresentato da otto fotografie inedite che ritraggono Andrea Sempio davanti alla villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Gli scatti, rimasti in un hard disk dimenticato per 18 anni, sono stati recuperati dalla fotografa Stefania Villani. Sono stati successivamente pubblicati dalla youtuber Francesca Bugamelli, nota come Bugalalla, sul suo canale Twitch “Bugalalla Crime”.

Le immagini mostrano Sempio in maglietta nera, capelli lunghi, prima da solo e poi in compagnia del padre, Giuseppe. L’orario della prima foto è indicato come le 15:53, pochi minuti dopo la scoperta del corpo di Chiara Poggi. In altri scatti si notano anche la zia della vittima e le sue cugine. Secondo la difesa di Sempio, le fotografie confermerebbero la sua versione fornita agli inquirenti fin dal 2007. Ma secondo gli investigatori, potrebbero aprire nuovi interrogativi: perché era lì? Perché tornò più volte quel giorno?

Il racconto di Sempio: versioni coerenti o reticenze mascherate?

Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, aveva raccontato che nel primo pomeriggio del 13 agosto passò in via Pascoli in auto con il padre, ma non si fermarono. In un secondo momento sarebbe tornato da solo e lì, da una giornalista, avrebbe appreso della tragedia. Infine, tornò nuovamente con il padre.

Il problema, secondo gli inquirenti, è la discrepanza tra il racconto e la realtà immortalata nelle foto. Le immagini suggerirebbero una presenza più assidua e continua davanti alla villetta di quanto inizialmente dichiarato. Dettagli che, in un’indagine riaperta sulla base di elementi tecnici e scientifici, possono avere un peso rilevante.

Il DNA sulle unghie di Chiara: la controversa perizia Albani

Uno degli elementi cardine dell’indagine è rappresentato dal DNA maschile rinvenuto sulle unghie della vittima. La nuova perizia, firmata dalla genetista forense Denise Albani, ha acceso il dibattito. Secondo Albani, il profilo genetico analizzato mostra una forte compatibilità con la linea maschile della famiglia Sempio, ma non è possibile identificare un singolo soggetto. La genetista ha lavorato su campioni parziali, degradati e misti, il che impedisce un’identificazione individuale precisa. Il DNA analizzato riguarda il cromosoma Y, trasmesso di padre in figlio, che accomuna quindi Andrea Sempio e tutti i suoi parenti di linea paterna.

Le criticità della perizia: limiti tecnici e scientifici

Albani è stata chiara: non è possibile determinare quando, come, o perché il DNA sia finito sulle unghie di Chiara Poggi. Non si può nemmeno stabilire da quale dito provenga la traccia, se sia sopra o sotto l’unghia, né come sia stata depositata (contatto diretto, trasferimento indiretto, contaminazione ambientale). Inoltre, la genetista evidenzia un limite significativo: l’assenza di un database genetico riferito alla popolazione locale (Garlasco e dintorni). I confronti statistici sono stati fatti con popolazioni europee generiche, rendendo i risultati meno attendibili.

La posizione della difesa: “una prova che vale zero

Gli avvocati di Andrea Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, non usano mezzi termini: “la perizia Albani ha valenza zero”. Secondo loro, l’analisi è stata condotta su tracce non consolidate, degradate e potenzialmente contaminate. Inoltre, sottolineano che la genetista stessa riconosce l’impossibilità di stabilire un legame individuale tra la traccia e Sempio. L’avvocato Cataliotti, ospite in varie trasmissioni televisive, ha paragonato la perizia a “un sondaggio prima delle elezioni”: interessante, ma non determinante né utilizzabile in un’aula di tribunale.

Gli altri elementi dell’inchiesta: impronte, telefonate e scontrino

Il DNA è solo uno degli elementi su cui si basa la nuova indagine. Tra gli altri ci sono:

  • L’impronta 33 trovata sulla scala della villetta: secondo i periti combacerebbe con il palmo destro di Sempio, per corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche.
  • Lo scontrino di Vigevano: considerato un alibi, ma ritenuto potenzialmente falso dagli investigatori.
  • Le telefonate a casa Poggi: tre chiamate sospette tra il 7 e l’8 agosto 2007, fatte da Sempio, quando Chiara era sola in casa.
  • L’inchiesta su Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, accusato di aver ricevuto denaro per archiviare l’indagine su Sempio nel 2017.

Le dure accuse dell’avvocato Aiello a De Rensis

Nel corso di un collegamento televisivo avvenuto durante la trasmissione Mattino Cinque, l’avvocato Massimo Aiello – difensore dell’ex procuratore Mario Venditti, attualmente indagato a Brescia per corruzione in atti giudiziari – ha pronunciato parole di fuoco contro l’attuale indagine sul delitto di Garlasco. Una presa di posizione durissima, che ha scatenato reazioni a catena nei corridoi giudiziari e nei salotti televisivi. Per Aiello, il riaprirsi del caso a distanza di 18 anni dalla morte di Chiara Poggi, con una nuova indagine che coinvolge Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, rappresenterebbe «una clamorosa deviazione dal principio del giudicato».

In particolare, il legale ha definito le indagini in corso una “farsa” e ha accusato apertamente il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, di violare sistematicamente il giudicato, ovvero la sentenza ormai definitiva che ha condannato Alberto Stasi. Secondo Aiello, riaprire un caso chiuso e definito dalla Cassazione significherebbe calpestare il diritto, creando un precedente pericoloso dove, una volta emessa una condanna definitiva, chiunque potrebbe tentare di rimettere tutto in discussione sulla base di elementi considerati “nuovi”, ma in realtà già valutati o comunque insufficienti.

Aiello attacca pesantemente Procura e Avvocati

Ma le parole più forti pronunciate da Aiello si sono concentrate sull’ipotesi – da lui stessa lanciata – di una presunta interlocuzione “riservata” tra il nuovo difensore di Stasi, l’avvocato Antonio De Rensis, e il procuratore Napoleone. Aiello ha lasciato intendere che da tale incontro, definito “segretissimo”, possa essere emerso qualcosa di rilevante e, secondo lui, potenzialmente anomalo. Il sospetto che lancia l’avvocato, dunque, è quello di manovre – sempre secondo lui -poco trasparenti dietro le quinte dell’inchiesta.

Aiello ha rincarato la dose: “Oggi è Venditti il corrotto, domani sarà qualcun altro. Ma intanto si continua a scavare su un caso che ha già una sentenza definitiva, condannando un uomo — Stasi — sulla base di elementi già ampiamente esaminati. Eppure, si continua a spendere denaro pubblico per inseguire piste alternative che già la magistratura aveva escluso.”

Queste parole, pronunciate in diretta nazionale, hanno avuto un impatto fortissimo non solo sul fronte giudiziario, ma anche su quello mediatico e politico. Perché il delitto di Garlasco — da tempo simbolo di incertezza investigativa, scontri tra periti, processi doppi e ricorsi — è diventato anche il paradigma di un’Italia spaccata tra chi crede nella condanna definitiva e chi, invece, continua a domandarsi se davvero giustizia sia stata fatta.

De Rensis risponde: “Mai colloqui segreti, accuse inaccettabili”

Non si è fatta attendere la replica dell’avvocato Antonio De Rensis, difensore storico di Alberto Stasi, che — chiamato in causa in maniera indiretta ma evidente — ha deciso di intervenire pubblicamente sempre a Mattino Cinque. Il tono è stato deciso, inequivocabile: “Stavolta non si passa in cavalleria. Non permetto che vengano lanciate insinuazioni gravi senza alcuna prova. Io non ho mai avuto colloqui riservati col procuratore Napoleone. Ogni volta che mi sono recato negli uffici della procura, erano presenti altri magistrati. Mai da solo, mai in stanze chiuse. Sempre alla luce del sole”.

Una smentita netta, accompagnata dall’invito rivolto alla stessa procura di Pavia a “visionare i filmati, i registri d’accesso, i documenti ufficiali” per smentire definitivamente le accuse ventilate da Aiello. De Rensis ha rivendicato il proprio lavoro con fermezza, difendendo l’integrità della propria azione legale e respingendo con decisione ogni insinuazione di manovre occulte.

Il caso Garlasco, dunque, è tornato a infiammare gli animi non solo per le novità emerse sul piano investigativo – dal DNA compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio alle fotografie inedite pubblicate da Bugalalla – ma anche per il clima di tensione istituzionale che si respira tra avvocati, procure e tribunali. L’intervento di Aiello ha avuto l’effetto di rimescolare le carte, alimentando sospetti e dubbi su un’inchiesta già delicatissima. Dall’altra parte, la replica di De Rensis ha cercato di ristabilire i confini tra accusa e difesa, evitando che l’intero procedimento cada in un’ombra di dietrologia permanente.

Una guerra sotterranea: Garlasco come epicentro del conflitto tra poteri

Dietro lo scontro televisivo si cela, in realtà, una guerra più profonda. Una frattura istituzionale e mediatica che coinvolge non solo gli avvocati delle parti, ma anche ex magistrati, procure attive, giornalisti investigativi, opinionisti televisivi e, forse, persino equilibri interni al Ministero della Giustizia. Il caso Garlasco non è più “solo” un cold case riaperto con nuovi elementi: è diventato il teatro di uno scontro simbolico tra due visioni della giustizia.

Da un lato c’è chi difende con forza la legittimità della sentenza definitiva contro Alberto Stasi e vede nelle nuove indagini una minaccia al principio del “giudicato”. Dall’altro c’è chi, forte dei nuovi dati scientifici e delle anomalie emerse negli anni, chiede di non voltarsi dall’altra parte e invoca verità, anche a costo di rimettere in discussione vecchie certezze.

Nel mezzo ci sono le famiglie — quella di Chiara Poggi, che ha già vissuto due processi e anni di immenso dolore; quella di Stasi già condannato a 16 anni, quella di Sempio, travolta ora da un’ondata mediatica senza precedenti — e ci sono gli italiani, divisi tra chi vuole archiviare per sempre questo capitolo e chi invece chiede ancora risposte.

Insomma, Garlasco non è solo un’indagine giudiziaria: è una bomba a orologeria per le istituzioni. E il botta e risposta tra Aiello e De Rensis ne è solo il segnale più visibile.

Un cerchio che si stringe? Il 18 dicembre data chiave

Le parti sono state convocate dal gip Daniela Garlaschelli per il prossimo 18 dicembre. Una data che potrebbe segnare un nuovo punto di svolta. La Procura di Pavia, convinta di avere prove sufficienti, potrebbe procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, questa volta in concorso con ignoti o con Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni.

Conclusioni: un caso che fa ancora paura

Il caso Garlasco è lo specchio delle complessità della giustizia italiana. Dopo quasi due decenni, la ricerca della verità continua tra nuove piste, antichi sospetti e prove scientifiche al limite dell’utilizzabilità. Andrea Sempio è oggi al centro di una bufera mediatica e giudiziaria che ha riportato in auge vecchie ferite. L’esclusiva delle foto inedite, la perizia Albani e le nuove accuse risvegliano una comunità che ancora cerca risposte. Ma la domanda resta sospesa: la scienza basterà a riscrivere la storia, o l’ombra dell’incertezza continuerà a coprire via Pascoli?