12 Marzo 2026
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Sono passati quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, ma il caso, con la nuova inchiesta torna a incendiare il dibattito televisivo. Nella puntata del 9 marzo de Lo Stato delle Cose su Rai 3, il confronto tra l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, e l’ex comandante dei RIS Luciano Garofano si è trasformato in un vero e proprio duello in diretta. Il punto di rottura arriva quando Umberto Brindani, direttore di Gente, richiama gli “82 errori” attribuiti alle prime indagini. Garofano replica con tono ironico: “Conti, conti, che magari le fa bene”. È la frase che fa esplodere De Rensis: “Se lei fa ironia sugli errori con me viene a sbattere. L’ironia la va a fare con il carcere suo, non con il carcere di Stasi. E quegli errori ci sono”. Una frase durissima che congela lo studio e sintetizza la frattura ormai insanabile tra chi difende il proprio operato, le sentenze passate e in giudicato e chi continua a sostenere come la procura di Pavia che l’impianto accusatorio presenti falle profonde.

Gli 82 errori e la difesa dei RIS

Garofano ha difeso con fermezza l’operato degli investigatori scientifici: “Noi abbiamo lavorato al meglio delle nostre possibilità. Non credo agli errori che qualcuno enumera ogni giorno”. Ha ribadito inoltre la propria convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi e sull’innocenza di Andrea Sempio, sottolineando che nell’ultimo anno non sarebbero emerse novità rivoluzionarie tali da ribaltare il quadro. La posizione è chiara: esistono sentenze definitive e fino a prova contraria rappresentano la verità giudiziaria. Ma proprio su questo punto si innesta la critica della difesa Stasi, che insiste su verbali incompleti, passaggi investigativi discutibili e ricostruzioni ritenute fragili. Il confronto non è solo tecnico, ma quasi simbolico: da un lato l’orgoglio di chi rivendica un lavoro svolto in condizioni complesse, dall’altro chi denuncia un metodo che avrebbe inciso pesantemente sul destino di un uomo oggi ancora detenuto.

Il PC di Stasi e la “cartella militare”

Al centro della puntata c’è stato ancora una volta il computer di Alberto Stasi e ciò che Chiara Poggi avrebbe fatto la sera prima dell’omicidio. Secondo il consulente informatico della difesa, è una forzatura sostenere che Chiara abbia aperto consapevolmente la cartella denominata “Militare”, contenente materiale pornografico. L’accesso registrato nei log potrebbe essere stato generato automaticamente dal sistema operativo o da un antivirus in funzione mentre la ragazza lavorava alla tesi del fidanzato e copiava file su una chiavetta USB. In questa ricostruzione, non ci sarebbe stato alcun “scoperta choc” capace di scatenare un delitto d’impeto. I consulenti della parte civile, invece, avevano interpretato quel dato come un accesso umano compatibile con la presenza di Chiara davanti al pc. Due letture opposte dello stesso elemento tecnico, che rendono evidente quanto la battaglia delle consulenze sia ormai il vero terreno di scontro. La parola definitiva spetterà alla nuova analisi disposta dalla Procura di Pavia, ma nel frattempo il movente legato alla presunta scoperta di file compromettenti appare sempre più controverso.

Andrea Sempio torna a parlare

La puntata del format di Giletti, prima dello scontro televisivo tra i due protagonisti si era aperta con l’intervista ad Andrea Sempio, attualmente indagato per concorso in omicidio. Sempio ha parlato apertamente, spiegando di vivere con preoccupazione l’ipotesi di un eventuale processo ma dichiarandosi fiducioso nelle indagini. Ha ribadito la propria versione dei fatti sulla mattina del 13 agosto 2007, confermando di essere andato a Vigevano e poi dalla nonna. Ha poi ricostruito la vicenda dello scontrino consegnato in caserma. Secondo Sempio, dopo il primo interrogatorio sarebbe tornato a casa a recuperare il documento, poi fotocopiato dai carabinieri; nel frattempo sarebbe intervenuta un’ambulanza, circostanza che però non comparirebbe integralmente nei verbali. Un elemento che la difesa considera indicativo di imprecisioni investigative. Sempio ha anche chiarito di non aver mai consultato cartelle o file del pc di Stasi e di non aver condiviso con Marco Poggi materiale pornografico legato a quel periodo. “Non ho commesso l’omicidio”, ha detto con fermezza, sostenendo che qualunque esito emerga dalle consulenze non cambierà la realtà dei fatti.

Il clima in studio e la frattura insanabile

Il confronto televisivo ha mostrato in modo plastico quanto il caso Garlasco resti una ferita aperta. Garofano insiste sul valore delle sentenze definitive; De Rensis parla di errori strutturali e di metodo; Brindani rivendica le inchieste giornalistiche che hanno messo in fila criticità; la difesa di Sempio denuncia omissioni nei verbali. Il risultato è una narrazione divisa in blocchi contrapposti, dove ogni elemento tecnico diventa terreno di interpretazione e ogni parola pesa come un macigno. In mezzo resta la memoria di Chiara Poggi e la necessità di mantenere il confronto sul piano dei fatti. Il duello tra De Rensis e Garofano ha catalizzato l’attenzione, ma dietro lo scontro personale si muove una questione più profonda: la tenuta complessiva di un impianto investigativo che continua a essere messo in discussione.