Un’intervista che fa tremare i palazzi della giustizia italiana. Una voce, quella dell’avvocato Massimo Lovati — difensore di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi — che si lascia andare in un colloquio con Fabrizio Corona, nell’ultima esplosiva puntata del format Falsissimo, con parole che non possono più essere ignorate. Audio pubblici, dichiarazioni pubblicate, e una catena di rivelazioni che rischia di riscrivere completamente la narrazione su uno dei casi più controversi della cronaca italiana.
E mentre i microfoni registrano, Lovati parla di tutto: Sempio, il DNA “pericoloso”, i soldi in ballo per le indagini, il ruolo del procuratore Venditti, le nuove piste di Napoleone e perfino — con un tono surreale — il caso Yara Gambirasio e Massimo Bossetti.
Sempio, il DNA e quel “consiglio” sospetto
“Io con Sempio non voglio parlare. Il giorno prima del “Fruttolo” l’ho chiamato alle cinque del mattino e gli ho detto: Andrea, vattene via almeno venti giorni, prendi le ferie”.
Questo, secondo quanto racconta Lovati, sarebbe accaduto prima dell’ accertamento sulla spazzatura rinvenuta nella casa della famiglia Poggi il giorno del delitto, sequestrata dopo mesi e mai analizzata fino al 2025. Il legale temeva la possibilità che il DNA del suo assistito potesse essere “fissato” sulla scena del crimine, lasciando intendere — neppure troppo velatamente — il rischio di una manovra per incastrarlo. “Avevano il tampone salivare… col cotton fioc… è un attimo. Lì sei morto”, dice facendo un gesto con la mano che allude a qualcosa di grave. Aggiunge poi che questo era il sogno che lo tormentava: una premonizione sinistra che, nella sua mente, stava per avverarsi.
I soldi e il nome del procuratore Venditti
Ma le dichiarazioni più forti arrivano quando l’avvocato parla del magistrato Mario Venditti, ex procuratore di Pavia e oggi indagato per corruzione in atti giudiziari. Secondo Lovati, non sarebbe stato un segreto che Venditti frequentasse l’ambiente dell’ippica, una passione in comune, e proprio in quel contesto si sarebbero conosciuti. E poi il punto clamoroso: “Quella roba li della corruzione pesa, a me non me ne frega un cazzo, però quella cosa pesa”, sbotta Lovati con tono quasi sprezzante. A quel punto Fabrizio Corona lo incalza chiedendo se fosse vera, “perché è vera? e Lovati risponde “eh Beh”.
Dichiarazioni gravi, che lo stesso avvocato sembra minimizzare con indifferenza, anche quando Corona gli chiede se tema di essere indagato: “Secondo me no, ma qualcuno vorrebbe farlo intendere”. Lovati nella giornata di oggi 7 Ottobre si è giustificato dicendo che conosceva il modo usato da Corona e quindi per lui era tutto un gioco organizzato per fare audience.
Napoleone, Civardi e le guerre interne alla Procura
Lovati non si limita a commentare il passato. Parla anche del nuovo procuratore Napoleone, che starebbe tentando di risolvere il caso Garlasco una volta per tutte. Ma secondo il legale, non è lui il vero motore di questa nuova spinta investigativa: “Napoleone voleva chiedere l’archiviazione… quello che spinge è quell’altro… quello dell’Opus Dei… quel Civardi”. Un’accusa pesante, dai contorni inquietanti.
Il caso Bossetti e l’assurda “linea difensiva”
Il momento più assurdo, però, arriva quando l’avvocato commenta il caso di Yara Gambirasio, per cui Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo. Lovati dichiara che la difesa del muratore bergamasco avrebbe completamente sbagliato strategia. E propone, con una freddezza sconcertante, quale sarebbe stata la sua idea: “Io dicevo: Bossetti era l’amante di Yara, si vedevano ogni settimana e facevano sesso. Ecco spiegato il DNA. Allora mi condannate per violenza sessuale su minore consenziente, ma non per omicidio. Così vincevi il processo”.
Una dichiarazione tanto assurda quanto disturbante, che solleva non solo questioni giuridiche, ma anche profonde riflessioni etiche. Si può davvero difendere un uomo inventando un abuso? E cosa significa tutto questo per chi cerca verità e giustizia?
Un sistema che traballa
Quello che emerge dall’intervista pubblicata da Corona è il ritratto inquietante di un sistema che sembra muoversi troppo spesso per contatti personali, confidenze sussurrate, denaro che circola e strategie difensive che sfiorano l’assurdo. L’avvocato Lovati non è un semplice difensore: è uno snodo che collega vicende, nomi, istituzioni.
E mentre le procure indagano, i cittadini si interrogano: a Garlasco ci sarà mai una verità che non venga infangata da giochi di potere e silenzi interessati?
Il caso, già complesso, si complica ulteriormente con queste nuovo indagini sulla corruzione in atti giudiziari. E dopo 18 anni, sembra più che mai attuale.
