I dieci minuti che dividono ancora
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione. Ci torna per un elemento che sembrava ormai definito nei processi. Parliamo del computer di Alberto Stasi e ciò che accadde davanti a quello schermo tra le 21.59 e le 22.09 del 12 agosto 2007. Dieci minuti soltanto, ma sufficienti per generare oggi un nuovo scontro tecnico tra consulenti e legali. La domanda è tornata ad essere la stessa: Chiara aprì davvero la cartella “Militare” contenente file pornografici oppure quella traccia informatica è il risultato di un automatismo del sistema operativo Windows XP? Il punto è diventato un vero e proprio duello sul pc, con conclusioni opposte a partire dagli stessi dati digitali.
La nuova consulenza della difesa
Secondo la nuova consulenza depositata dalla difesa di Stasi in Procura a Pavia, Chiara non avrebbe aperto alcuna cartella con contenuti pornografici e in quei minuti avrebbe invece lavorato alla tesi di laurea del fidanzato, apportando modifiche, correzioni e integrazioni al documento. Una collaborazione normale tra due fidanzati, un gesto ordinario che, nella ricostruzione difensiva, confermerebbe un rapporto disteso e sereno alla vigilia del delitto. Ma nel caso Garlasco nulla è mai solo ordinario, perché ogni dettaglio temporale e ogni interazione digitale possono incidere sulla ricostruzione complessiva dei fatti.
La cartella “Militare”: accesso umano o traccia automatica?
Il nodo centrale riguarda la cartella denominata “Militare”, all’interno della quale erano archiviati file pornografici. In precedenti approfondimenti tecnici un dato relativo all’orario di ultimo accesso, registrato alle 22.00 del 12 agosto, era stato interpretato come prova del fatto che Chiara avesse aperto quei file proprio nei minuti in cui era sola in casa. Questa lettura aveva alimentato un’ipotesi investigativa secondo cui la giovane avrebbe potuto scoprire materiale compromettente e che da quella scoperta potesse essere nato un contrasto. La nuova consulenza ribalta questa impostazione sostenendo che la registrazione non dimostrerebbe un accesso umano ma sarebbe soltanto una traccia elettronica generata automaticamente dal sistema operativo durante un processo interno. In altre parole, non un click volontario ma un’attività tecnica del computer, con lo stesso dato digitale che produce due interpretazioni radicalmente diverse.
La tesi di laurea e il rapporto tra i due
Un ulteriore elemento riguarda il presunto aiuto di Chiara nella stesura della tesi. Se davvero la giovane intervenne sul documento quella sera, il quadro relazionale tra i due apparirebbe privo di tensioni evidenti. Tuttavia nel dibattito pubblico resta una domanda: perché non riferire con assoluta chiarezza un eventuale aiuto? Per alcuni potrebbe trattarsi di un dettaglio ritenuto irrilevante, per altri di un elemento che, in un contesto tanto delicato, avrebbe dovuto essere ricordato con precisione. Non si parla di una prova diretta di responsabilità, ma nel caso Garlasco ogni omissione o sfumatura assume un peso rilevante, soprattutto alla luce della condanna definitiva a sedici anni inflitta ad Alberto Stasi.
Due perizie, un solo computer
Colpisce che il computer sia lo stesso e che le tracce analizzate siano identiche, eppure le conclusioni delle consulenze siano opposte. Da un lato i tecnici vicini alla famiglia Poggi sostengono che l’accesso alla cartella con file pornografici sia compatibile con un’interazione diretta della giovane, dall’altro la difesa parla di errore interpretativo e automatismo del sistema. Il conflitto è quindi metodologico prima ancora che giuridico, perché nell’informatica forense la lettura dei log può variare in base agli strumenti utilizzati e alla conoscenza dei meccanismi interni di sistemi operativi ormai datati come Windows XP.
Il movente che resta un punto interrogativo
Nonostante la condanna definitiva, il movente resta uno dei punti più controversi dell’intera vicenda giudiziaria. Non è mai emersa una spiegazione univoca e cristallina del perché dell’omicidio. L’ipotesi che Chiara possa aver scoperto qualcosa di delicato nel computer del fidanzato è rimasta sul piano delle congetture investigative. Se la nuova consulenza dovesse essere ritenuta fondata, questa pista perderebbe ulteriore consistenza, anche se va ricordato che la sentenza non si basa esclusivamente su questo elemento ma su un insieme più ampio di indizi e ricostruzioni.
La chiavetta USB e l’uso certo del computer
Un dato certo emerso dagli accertamenti è che quella sera Chiara inserì una chiavetta USB nel computer per scaricare le fotografie del viaggio a Londra appena concluso da Stasi. Il pc fu quindi effettivamente utilizzato, ma questo non chiarisce in modo definitivo cosa accadde nei dieci minuti oggetto di analisi. Fu soltanto un momento di collaborazione sulla tesi o vi fu un’esplorazione di cartelle e contenuti? Oppure le tracce registrate sono il semplice effetto di processi automatici del sistema operativo?
Il duello sul pc non chiude le domande
Il duello sul pc non riapre formalmente il processo, ma riporta al centro dell’attenzione uno dei nodi più discussi del caso Garlasco, dimostrando quanto l’informatica forense possa incidere sull’interpretazione di una relazione e di una dinamica. Un file, un orario, una cartella possono alimentare scenari diversi a seconda della chiave di lettura adottata. A distanza di quasi vent’anni, il caso continua a mostrare quanto sia complesso separare il dato tecnico dalla sua interpretazione e quanto quei dieci minuti davanti a uno schermo rappresentino ancora oggi uno dei punti più controversi di una vicenda che non smette di dividere.
