12 Marzo 2026
Romania, il Golpe è Servito: Georgescu Escluso dalle Elezioni

La democrazia in Romania è in pericolo? La recente esclusione di Călin Georgescu dalla corsa presidenziale del 4 maggio ha scatenato un acceso dibattito a livello internazionale. Il candidato ultra-nazionalista, vincitore del primo turno delle elezioni di novembre scorso, è stato estromesso dalla competizione elettorale dalla Commissione elettorale rumena, in seguito alla decisione della Corte costituzionale di annullare il voto. Le accuse di irregolarità finanziarie e di interferenze russe hanno portato alla sua esclusione, ma molti denunciano un vero e proprio golpe istituzionale. georgescu-escluso-dalle-elezioni.

Un’elezione annullata e un’esclusione controversa

Il 24 novembre 2024, Georgescu aveva ottenuto un risultato sorprendente nel primo turno delle elezioni presidenziali rumene. Tuttavia, due giorni prima del ballottaggio dell’8 dicembre, la Corte costituzionale ha annullato il voto, citando gravi irregolarità nel finanziamento della sua campagna e presunte interferenze di Mosca. Da quel momento, la situazione è precipitata per il candidato nazionalista. Arrestato a febbraio con accuse di attentato all’ordine costituzionale, finanziamenti illeciti e creazione di un’organizzazione di stampo estremista, Georgescu ha comunque cercato di ricandidarsi, incontrando un nuovo ostacolo: il 9 marzo, la Commissione elettorale ha rigettato la sua candidatura con 10 voti favorevoli e 4 contrari.

La reazione di Georgescu e delle forze politiche

La decisione ha scatenato proteste tra i suoi sostenitori, con scontri a Bucarest tra manifestanti e forze dell’ordine. Georgescu non ha esitato a definire la sua esclusione come “un colpo diretto al cuore della democrazia mondiale”, accusando l’Europa di essere una dittatura. A sostenerlo, anche il leader del partito di estrema destra Alleanza per l’Unione dei Rumeni (AUR), George Simion, che ha parlato di “stato di polizia totalitario” e “golpe elettorale”. Simion, tra l’altro, ha annunciato la propria candidatura al posto di Georgescu, cercando di convogliare l’ondata di protesta nel voto di maggio.

Anche dall’estero si sono levate voci critiche. Matteo Salvini, vicepremier italiano, ha definito l’accaduto “un euro-golpe in stile sovietico”, mentre il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha accusato Bucarest di cedere alle pressioni di Bruxelles e di negare ai cittadini rumeni il diritto di voto.

Un vulnus democratico?

L’esclusione di un candidato da un’elezione presidenziale senza una motivazione chiara mina la fiducia nel processo democratico. Sebbene le accuse di interferenza russa e finanziamenti illeciti siano gravi, la decisione di annullare le elezioni e impedire a Georgescu di ricandidarsi solleva interrogativi sulla trasparenza del sistema elettorale rumeno.

Il rischio, ora, è una polarizzazione ancora più marcata della politica rumena. Un’ampia fetta dell’elettorato, privata della possibilità di votare il proprio candidato, potrebbe radicalizzarsi, alimentando sentimenti antisistema. In nome della protezione della democrazia, si rischia di eroderne i principi fondamentali.

Cosa succederà ora?

Georgescu ha 24 ore per presentare un ricorso, che la Corte costituzionale valuterà entro 48 ore. La sua esclusione definitiva potrebbe scatenare nuove proteste e tensioni nel Paese. Nel frattempo, l’Europa e la comunità internazionale osservano con attenzione una vicenda che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per la stabilità democratica del continente.

La Romania è di fronte a un bivio: garantire elezioni libere e trasparenti o scivolare verso un sistema dove le decisioni politiche sono prese fuori dalle urne. La risposta arriverà nei prossimi giorni, ma una cosa è certa: il caso Georgescu ha già lasciato un segno profondo sulla democrazia rumena.