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La Famiglia Poggi a Verissimo: Aspettiamo cosa dice la Giustizia

La Famiglia Poggi a Verissimo: Aspettiamo cosa dice la Giustizia

Dopo mesi di DNA, impronte, consulenze, vecchi verbali e nuove indagini, Rita e Giuseppe Poggi hanno scelto di parlare a Verissimo. E hanno ricordato qualcosa che il racconto mediatico del caso rischia continuamente di perdere: prima di Stasi e Sempio, prima delle procure e dei processi, c’è una ragazza di 26 anni uccisa nella propria casa. Si chiamava Chiara Poggi.

Da quasi vent’anni Garlasco è un luogo, un processo, un caso giudiziario. Negli ultimi mesi è diventato qualcosa di ancora più grande: una discussione quotidiana fatta di genetica, impronte, scarpe, biciclette, pedali, computer, testimonianze, intercettazioni e ricostruzioni contrapposte.

Ma domenica, nello studio di Verissimo, Rita e Giuseppe Poggi hanno riportato davanti alle telecamere una dimensione che rischiava di scomparire. Chiara Poggi.

Non il reperto, non la vittima indicata negli atti, non il nome attorno al quale ruotano decine di trasmissioni televisive. La loro figlia.

Le parole dei genitori

I genitori di Chiara Poggi non hanno nascosto la propria posizione. Per loro, oggi, il responsabile resta Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio. Hanno spiegato quanto sia difficile modificare una convinzione maturata attraverso anni di processi e decisioni giudiziarie.

Ma hanno detto anche qualcosa che merita altrettanta attenzione: se la giustizia dovesse arrivare a un’altra conclusione, ne prenderanno atto. Non si oppongono agli accertamenti e chiedono che venga verificato tutto ciò che deve essere verificato.

È una distinzione importante. Una famiglia può continuare a credere nella verità giudiziaria che lo Stato le ha consegnato e, contemporaneamente, accettare che la magistratura torni a indagare quando emergono elementi ritenuti meritevoli di nuovi approfondimenti. Non sono due concetti incompatibili.

Diciannove anni dopo, tutto ricomincia

La nuova indagine della Procura di Pavia ha inevitabilmente riaperto ferite che per la famiglia Poggi non possono essere semplicemente materiale da dibattito televisivo. Andrea Sempio è stato nuovamente posto al centro dell’attenzione investigativa, mentre parallelamente sono tornati sotto esame alcuni aspetti delle indagini del 2007. Per Rita e Giuseppe significa rivivere ancora una volta quella storia.

Hanno parlato del peso delle telecamere, dell’attenzione continua e di una vicenda diventata, secondo la loro percezione, un vero e proprio “circo mediatico”. Hanno soprattutto chiesto che Chiara Poggi possa finalmente riposare in pace. È probabilmente questa la parte dell’intervista che dovrebbe far riflettere di più.

La verità deve però continuare a essere cercata

Il rispetto per il dolore della famiglia non può significare fermare la ricerca della verità. E gli stessi Poggi hanno chiarito di non volere questo. Se la Procura di Pavia ritiene che esistano elementi da approfondire, deve poterlo fare fino in fondo. Se alcuni aspetti delle vecchie indagini devono essere nuovamente verificati, devono esserlo. Se emergono errori, omissioni o semplicemente interpretazioni che oggi possono essere riconsiderate, è compito della magistratura stabilirne peso e conseguenze. Senza processi televisivi e senza anticipare sentenze.

Andrea Sempio è un indagato e non un colpevole. Alberto Stasi, invece, resta allo stato attuale la persona condannata in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Sono due condizioni giudiziarie profondamente diverse e il racconto pubblico non dovrebbe mai confonderle.

Il commento di WikingtonPost

C’è però qualcosa che questi mesi hanno reso evidente: Garlasco rischia di essere diventato più importante di Chiara Poggi. Discutiamo di Stasi. Discutiamo di Sempio. Dei RIS. Dei magistrati. Dei consulenti. Del DNA. Delle impronte. Di ciò che venne fatto nel 2007 e di ciò che forse avrebbe dovuto essere fatto diversamente.

È giusto farlo. Un’inchiesta per omicidio deve resistere a ogni verifica possibile, soprattutto quando emergono nuovi elementi. Ma c’è un confine oltre il quale l’informazione rischia di trasformare una tragedia reale in una serie televisiva permanente, con nuovi protagonisti, colpi di scena e anticipazioni quotidiane. Chiara Poggi non può diventare il personaggio secondario del proprio omicidio.

Aveva 26 anni. Aveva una famiglia, un fratello, un lavoro, amici, progetti e una vita normale. Tutto questo è stato interrotto il 13 agosto 2007. Rita e Giuseppe Poggi possono avere una convinzione che altri oggi contestano. È legittimo discutere le prove e persino mettere in discussione una ricostruzione giudiziaria attraverso gli strumenti previsti dalla legge. Non è invece necessario processare anche il dolore di due genitori.

Allo stesso tempo, chiedere rispetto per Chiara Poggi significa pretendere la massima chiarezza su ciò che accadde. Se la nuova indagine confermerà la ricostruzione giudiziaria esistente, sarà un risultato. Se porterà a conclusioni differenti, lo Stato dovrà avere il coraggio di riconoscerlo. La verità non deve proteggere una tesi. Deve proteggere Chiara Poggi.

Ed è forse questo il messaggio più importante lasciato dall’intervista dei suoi genitori: dopo diciannove anni possiamo continuare a discutere di Garlasco, ma non possiamo dimenticare per chi stiamo cercando la verità. Per Chiara Poggi.