12 Marzo 2026
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La campagna per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è entrata nella sua fase più tesa. A dominare il dibattito non sono più soltanto i contenuti tecnici della riforma, ma lo scontro diretto tra due figure simbolo della giustizia italiana: il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, schierato per il “No”, e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, promotore della riforma e sostenitore del “Sì”. Le dichiarazioni incrociate hanno trasformato un confronto istituzionale in una battaglia politica e mediatica senza precedenti, con il Consiglio Superiore della Magistratura chiamato in causa e i partiti pronti a cavalcare ogni parola.

Le parole di Gratteri: “Voteranno sì indagati e centri di potere”

La miccia si accende quando Gratteri interviene pubblicamente sul referendum affermando che a votare “Sì” saranno «indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Una frase che provoca un’immediata tempesta politica. Il centrodestra parla di attacco alla libertà di voto. I presidenti delle Camere invitano alla moderazione. Il Csm apre una pratica per valutare eventuali profili disciplinari. Il fronte del “Sì” annuncia azioni legali, mentre i promotori del “No” difendono il magistrato sostenendo che le sue parole siano state strumentalizzate. Di fronte alle polemiche, Gratteri precisa di non aver mai detto che chi vota “Sì” sia mafioso o massone, ma che parlando nell’ambito di domande sulla criminalità organizzata, alcune categorie di potere potrebbero trarre vantaggio dalla riforma. Rilancia però con fermezza: non saranno minacce o procedimenti disciplinari a metterlo a tacere.

La replica di Nordio: il “meccanismo para-mafioso” e il sorteggio del Csm

La risposta di Nordio non si limita alla critica politica. In un’intervista, il ministro ribalta l’accusa e sostiene che la riforma servirebbe proprio a superare un sistema degenerato all’interno della magistratura, parlando di un “meccanismo para-mafioso” riferito alle dinamiche correntizie del Csm. L’espressione scatena nuove reazioni. L’Associazione Nazionale Magistrati accusa il ministro di aver “avvelenato i pozzi”. Le opposizioni parlano di attacco alle istituzioni. Nordio chiarisce che il riferimento era alle logiche clientelari e correntizie, non alla magistratura nel suo complesso, e richiama precedenti critiche espresse da altri magistrati contro il sistema delle correnti. Al centro del confronto c’è il cuore della riforma: il superamento dell’elezione dei membri togati del Csm a favore del sorteggio e la creazione di due organi distinti per giudici e pubblici ministeri. Per il governo, il sorteggio romperebbe le logiche spartitorie tra correnti. Per i contrari, eliminerebbe il principio meritocratico e rischierebbe di alterare gli equilibri costituzionali.

Uno scontro che diventa politico

Il confronto tra Gratteri e Nordio ha ormai travalicato il piano tecnico. I partiti si sono schierati apertamente. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle parlano di rischio di una magistratura sotto controllo dell’esecutivo. La maggioranza accusa parte della magistratura di difendere privilegi e assetti corporativi. Anche figure autorevoli del mondo giuridico sono intervenute. L’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera ha definito le parole del procuratore “indecenti”. L’avvocato Franco Coppi, invece, pur contrario alla riforma, ha minimizzato l’idea che la separazione delle carriere possa incidere sulle garanzie dell’imputato. Nel frattempo, i sondaggi mostrano una forbice sempre più stretta tra “Sì” e “No”, con l’esito legato in modo decisivo all’affluenza.

Il nodo costituzionale e la posta in gioco

La separazione delle carriere interviene su un principio cardine dell’ordinamento italiano: l’unità della magistratura. Oggi giudici e pm condividono lo stesso percorso professionale e lo stesso organo di autogoverno. La riforma punta a distinguerne ruoli e carriere, rafforzando – secondo i promotori – l’imparzialità del giudice. I contrari temono invece che il pubblico ministero, separato dal giudice e con un Csm distinto, possa essere più esposto a influenze dell’esecutivo, soprattutto se accompagnato da future modifiche legislative sulla polizia giudiziaria. È su questo crinale che si gioca lo scontro: indipendenza contro responsabilità, autonomia contro controllo democratico.

Gratteri contro Nordio: simboli di due visioni della giustizia

Al di là delle singole frasi, lo scontro tra Gratteri e Nordio rappresenta due visioni opposte della giustizia. Da un lato, la difesa dell’assetto attuale come baluardo contro le pressioni del potere politico. Dall’altro, la volontà di riformare un sistema considerato opaco e dominato da correnti. La campagna referendaria è appena entrata nel vivo, ma il livello dello scontro lascia intravedere settimane di confronto durissimo. Non solo tra partiti, ma dentro le stesse istituzioni. La separazione delle carriere non è più soltanto un tema tecnico. È diventata una linea di frattura che attraversa politica, magistratura e opinione pubblica.