12 Marzo 2026
Ponte Morandi: Un Processo che Svela una Gestione Vergognosa

Il crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018 a Genova ha segnato una delle pagine più buie della recente storia italiana. 43 vite spezzate, una città ferita, un Paese intero sconvolto di fronte a una tragedia che non ha trovato ancora un vero colpevole. Oggi, con il processo in corso, emergono sempre più dettagli inquietanti sulla gestione della struttura e sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto garantirne la sicurezza.

Il processo e le dichiarazioni di Castellucci

Uno dei principali imputati, l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), Giovanni Castellucci, ha finalmente parlato in aula, pronunciando parole che hanno suscitato indignazione e sgomento. “Mi sento responsabile, ma non colpevole”, ha affermato l’ex manager, aggiungendo che in tutti questi anni ha scelto di restare in silenzio “affinché la verità emergesse in modo libero”.

Un’affermazione che ha scatenato la rabbia dei parenti delle vittime, che da anni chiedono giustizia. “Il ponte non è caduto per un evento naturale, ma per precise responsabilità umane”, ribadiscono con forza. Castellucci ha inoltre sostenuto che il suo bonus annuale di 3,7 milioni di euro è stato devoluto alle famiglie delle vittime. Una dichiarazione prontamente smentita dagli stessi parenti, che hanno affermato di non aver mai visto un centesimo di quei soldi.

La gestione fallimentare di Atlantia e Autostrade

Il processo sta mettendo a nudo una verità scomoda: la manutenzione del ponte è stata gravemente trascurata per decenni. Nonostante Castellucci abbia dichiarato che “i lavori erano continui”, i dati ufficiali raccontano tutt’altra storia. La perizia tecnica presentata durante l’indagine preliminare ha evidenziato che l’ultimo intervento sulla pila 9, quella che ha ceduto, risalirebbe al 1993, ben 25 anni prima del crollo.

Inoltre, l’analisi dei bilanci dimostra che, con la privatizzazione di Autostrade nel 1999 e la gestione da parte di Atlantia (controllata dalla famiglia Benetton), gli investimenti per la manutenzione sono crollati drasticamente. La spesa media annua è passata da 1,3 milioni di euro (3.665 euro al giorno) a soli 26 mila euro (71 euro al giorno), con un taglio del 98,05%. Un dato che dimostra come la priorità non fosse la sicurezza, ma il massimo guadagno. ponte-morandi-gestione-vergognosa.

La rabbia delle famiglie delle vittime

Le dichiarazioni di Castellucci non sono servite a placare la sete di giustizia dei parenti delle vittime, che hanno duramente attaccato l’ex ad. “Lui dice che si sente responsabile, ma non colpevole. Noi siamo all’ergastolo del dolore da sei anni, mentre lui è libero”, ha dichiarato Paola Vicini, madre di Mirko, una delle vittime del crollo.

Emmanuel Diaz, fratello di un altro giovane deceduto, ha sottolineato come Castellucci “sia l’anello di congiunzione tra questa tragedia e la famiglia Benetton. Conosce verità che sono state nascoste”. Per Giovanna Donato, ex moglie di una delle vittime, il suo atteggiamento non è altro che “un’arrampicata sugli specchi senza dignità”.

Un processo che deve portare giustizia

Le parole e le giustificazioni di Castellucci non possono cancellare il fatto che il crollo del Ponte Morandi sia stato il risultato di scelte precise e di una gestione vergognosa da parte di Atlantia e Aspi. La sicurezza di migliaia di automobilisti è stata sacrificata per il profitto, e questo non può restare impunito.

Il processo in corso deve fare chiarezza, non solo per stabilire chi sia penalmente responsabile, ma anche per restituire dignità alle vittime e garantire che tragedie simili non si ripetano mai più. I numeri parlano chiaro: chi doveva mantenere il ponte in sicurezza non lo ha fatto. E questo, a prescindere dalle dichiarazioni in aula, resta un fatto innegabile. ponte-morandi-gestione-vergognosa.