12 Marzo 2026
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Una rottura senza precedenti nel cuore del giornalismo economico italiano. Domenica 19 ottobre 2025 resterà impressa nella storia del Sole 24 Ore non per un editoriale d’effetto o un’inchiesta economica, ma per un gesto di rottura: lo sciopero della redazione, con l’assenza del quotidiano in edicola e il sito web non aggiornato.

Il motivo? Una frattura tra la redazione e la direzione del giornale. Una protesta accesa che porta con sé accuse precise: mortificazione delle professionalità interne, utilizzo ricorrente di collaboratori esterni per interviste chiave, condotta anti-sindacale e un deterioramento dell’identità stessa del giornale. Il tutto esploso dopo la pubblicazione del numero del 18 ottobre, considerato dalla redazione un insulto alla storia del quotidiano.

Il comunicato del Cdr: parole dure e indignazione

Riportiamo per intero il comunicato sindacale che spiega le ragioni profonde dello sciopero:


Comunicato sindacale: prosegue lo sciopero del Sole 24 Ore

Domenica 19 ottobre il Sole 24 Ore non sarà in edicola e il suo sito web non sarà aggiornato. L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti è tornata a riunirsi per affidare al Cdr un pacchetto di sei giorni di sciopero e un più ampio piano di agitazione che sarà declinato a partire dalla prossima settimana.

Tutto questo per protestare contro la grave condotta anti-sindacale della direzione che ha inteso far uscire comunque il numero di sabato 18 ottobre, nonostante lo sciopero proclamato all’unanimità il giorno precedente. Un fatto senza precedenti nei 160 anni di storia del Sole 24 Ore, oggi più volte e incongruamente celebrati. Un numero che conteneva l’intervista fiume alla premier Giorgia Meloni scritta ancora una volta dalla collaboratrice esterna Maria Latella, circostanza che si verifica per la seconda volta in due anni, a danno delle professionalità interne della redazione, ancora una volta mortificate. In un contesto che vede la premier sottrarsi spesso alle domande dei giornalisti, fino ad arrivare addirittura a vantarsene con i grandi del mondo pochi giorni dopo il vertice di Anchorage, ribadiamo il sempre più concreto rischio di approdare a una deriva nella quale gli interlocutori istituzionali si sceglieranno gli intervistatori e l’opinione pubblica potrà contare su un’informazione accuratamente selezionata e compiacente. Una deriva nei confronti della quale non possiamo restare a guardare.

Ci scusiamo con i lettori per la mancata copertura della cronaca di questi giorni e soprattutto per il prodotto indecoroso e non all’altezza della storia del Sole 24 Ore andato in edicola sabato 18 ottobre: un’accozzaglia di pezzi raffazzonati, a puro contorno dell’intervista alla premier. Un risultato indecente, da annoverare come peggiore numero del quotidiano mai realizzato.

Grazie, il CDR


L’intervista alla premier Meloni: la scintilla che ha acceso la protesta

Il punto di rottura tra redazione e direzione è stato il numero di sabato 18 ottobre, contenente un’intervista esclusiva alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, realizzata da Maria Latella, giornalista esterna già impiegata in passato in casi analoghi. La decisione di affidare una simile intervista a una firma esterna ha scatenato una valanga di malcontento tra i giornalisti del Sole 24 Ore.

La critica, però, va ben oltre la questione professionale. Il comunicato denuncia il rischio che si arrivi a una stampa “selezionata”, dove gli interlocutori politici scelgono chi può porre le domande, aggirando il confronto autentico con la stampa libera. In un periodo storico dove la credibilità del giornalismo è cruciale, questa accusa non è affatto secondaria.

La risposta (mancata) della direzione

Al momento, la direzione del quotidiano non ha rilasciato comunicati ufficiali di risposta. Un silenzio che appare pesante.

L’unica voce trapelata dai corridoi interni è quella di un tentativo di ridurre le tensioni, ma senza passi indietro concreti. Il numero incriminato è andato in stampa regolarmente, ignorando completamente lo sciopero proclamato dalla redazione. Un atto interpretato non solo come una violazione sindacale, ma anche come un affronto diretto all’intero corpo giornalistico.

Il ruolo del Sole 24 Ore e il pericolo di delegittimazione interna

Il Sole 24 Ore non è un giornale qualunque. È la voce dell’economia, delle imprese, delle istituzioni finanziarie italiane. Un attacco alla sua redazione, se lasciato senza conseguenze, rischia di compromettere la fiducia del pubblico e la legittimità delle sue analisi.

Quando un quotidiano di riferimento è scosso da una crisi così profonda, il danno si riflette anche nel sistema dell’informazione nazionale. Il rischio, in questo caso, è che un’informazione di qualità venga lentamente soppiantata da un giornalismo di facciata, in cui la forma conta più del contenuto e la vicinanza al potere sostituisce il controllo del potere.

L’agitazione continua: sei giorni di sciopero e un piano di lotta

Il comunicato sindacale non si limita a denunciare. Prevede un piano preciso: sei giorni di sciopero e ulteriori iniziative di protesta. Si preannuncia, quindi, una fase tesa all’interno del quotidiano, con potenziali ripercussioni anche sul lavoro quotidiano del giornale e sull’affidabilità dei contenuti.

Il Cdr ha promesso che le prossime settimane saranno decisive. Il futuro del quotidiano è appeso al filo della ricomposizione, o della rottura definitiva. E questa è una partita che non riguarda solo i giornalisti, ma tutti coloro che credono in un giornalismo libero, autorevole e indipendente.

Conclusioni: il valore della stampa e la necessità di ascolto

Ciò che accade oggi al Sole 24 Ore non è un incidente isolato, ma l’emersione di una tensione sistemica che attraversa l’intero mondo del giornalismo italiano. Quando i giornalisti devono ricorrere allo sciopero per essere ascoltati, vuol dire che le dinamiche editoriali hanno superato il limite della democrazia interna.

E quando l’informazione economica viene filtrata da logiche esterne al lavoro redazionale, il problema non è solo sindacale: è etico, professionale e culturale. In un tempo in cui la fiducia nei media è già al minimo storico, episodi come questo non possono essere ignorati. Serve un segnale forte, da parte dell’editore, della direzione e anche del pubblico.

La verità ha bisogno di chi la racconti, e chi la racconta ha bisogno di rispetto, protezione e libertà.