12 Marzo 2026
Trump e Putin si preparano al vertice a Anchorage

Vertice storico in Alaska: perché questo primo confronto può cambiare tutto o fallire clamorosamente.

Il 15 agosto 2025 potrebbe passare alla storia come la giornata in cui il mondo ha riscoperto il valore, fragile e pericoloso della diplomazia. A Anchorage, in Alaska, si incontrano Donald Trump e Vladimir Putin, due leader divisivi ma capaci di dettare gli equilibri globali come pochi altri. Al centro dell’agenda: l’Ucraina, le sanzioni, e il controllo degli armamenti strategici. Ma dietro le quinte, ci sono molte più domande che certezze.

Trump, tornato alla Casa Bianca da meno di un anno, ha definito l’incontro “un rischio calcolato”. Ha ammesso candidamente che c’è “un 25% di possibilità che il summit fallisca”. Parole che da sole bastano a sottolineare quanto questo confronto sia incerto, ma anche quanto sia carico di aspettative. Dall’altra parte, Putin, che per la prima volta dopo mesi riconosce pubblicamente gli “sforzi sinceri” dell’interlocutore americano per trovare un’intesa.

Cosa dobbiamo aspettarci? E perché questo vertice potrebbe segnare una svolta?

Il contesto: un conflitto che pesa sulle spalle del mondo

A tre anni e mezzo dall’invasione russa, la guerra in Ucraina è entrata in una fase di stallo militare ma di massima instabilità diplomatica. Le truppe si fronteggiano ancora lungo un fronte che va dal Donbass al confine moldavo, mentre le sanzioni occidentali hanno colpito più o meno duramente l’economia russa senza piegarne la volontà. L’Ucraina, logorata e ancora sostenuta da fondi USA e UE, guarda a questo summit come a un’ultima possibilità di uscita non umiliante.

Per la prima volta, gli Stati Uniti e la Russia tornano a sedersi allo stesso tavolo dopo mesi di insulti reciproci, provocazioni sul campo e accuse incrociate. Il luogo scelto – Anchorage – non è solo simbolico per la sua distanza fisica da Mosca e Washington: è anche una zona neutra sul piano geopolitico, un “non luogo” ideale per mettere a nudo le intenzioni reali.

Trump e la posta personale

Per Donald Trump questo vertice è più di un momento diplomatico: è una scommessa politica personale. Tornato alla guida degli Stati Uniti con una campagna incentrata su “America First 2.0”, deve dimostrare di far tacere le armi nell’est Europa, ciò che Biden non ha saputo ottenere.

“Putin sa che sono il più duro con cui abbia mai avuto a che fare”, ha detto Trump in un’intervista radiofonica, con il suo solito tono assertivo. Ha anche dichiarato che, in caso di fallimento del vertice, “non chiamerà nessuno”. Ma se invece andrà bene, ha già promesso un incontro trilaterale con Zelensky.

La strategia è chiara: chiudere un primo accordo quadro con Mosca per poi coinvolgere Kyiv in un’intesa “prendere o lasciare”. Ma i margini sono stretti.

Putin tra minacce e disponibilità

Dal fronte russo, Vladimir Putin si presenta con un atteggiamento in apparenza più morbido rispetto ai mesi precedenti. Ha parlato di “prossimi stadi negoziali” che potrebbero portare a “un nuovo trattato sugli armamenti strategici”, dopo la fine del New START prevista a febbraio 2026.

Ma attenzione: il presidente russo non si presenta da solo. Con lui, una delegazione pesantissima: Lavrov, Belousov, Siluanov e Dmitriev, più due consiglieri e lo stesso Ushakov. Questo lascia intendere che non si parlerà solo di Ucraina, ma anche di economia, energia e investimenti. Non a caso, Putin ha sottolineato che “il potenziale commerciale con gli USA è enorme, ma finora inespresso”.

Una frecciata chiara all’Occidente, ma anche un’apertura: Mosca è pronta a trattare, se il prezzo è quello giusto.

Il punto critico: le sanzioni

Secondo le indiscrezioni, Trump vuole usare le sanzioni come leva centrale del negoziato. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha detto che “il presidente ha molti strumenti a sua disposizione”. Uno di questi è la possibilità di modulare — o congelare — parte delle misure restrittive imposte dopo l’invasione del 2022.

Putin, dal canto suo, riconosce che “la minaccia delle sanzioni ha avuto un peso nelle decisioni di Mosca”. Una frase che, letta bene, non è un’ammissione di colpa, ma una presa d’atto pragmatica. La Russia è stanca dell’isolamento e vuole tornare a trattare: questo è il momento più favorevole per farlo.

E l’Europa? In attesa e divisa

L’Unione Europea osserva il vertice con estrema cautela. Da Bruxelles è arrivata la solita frase standard: “Le sanzioni funzionano e non cambieranno per ora”. Ma è chiaro che dietro le quinte alcuni Stati membri vedrebbero di buon occhio una tregua strutturata che permetta almeno una stabilizzazione commerciale ed energetica. trump-putin-vertice.

Il timore principale è che Trump e Putin possano escludere l’Europa dal tavolo principale, come già accaduto in passato. E che un’intesa bilaterale USA–Russia venga imposta poi a Kyiv e agli alleati europei senza margini di manovra.

Il rischio reale: una pace imposta

Una delle preoccupazioni più forti — anche a Kyiv — è che una “pace Trump” possa diventare una resa mascherata. Con una Russia ancora sul campo e un’Ucraina costretta a rinunciare a territori già persi, si rischia di congelare il conflitto ma senza risolverlo davvero.

Zelensky è pronto a trattare, ma non ad accettare diktat. Per questo il vertice trilaterale annunciato da Trump sarà determinante: se non ci sarà una mediazione reale, il fronte interno in Ucraina potrebbe collassare.

Un appuntamento carico di tensione

Il faccia a faccia di Anchorage inizierà alle 21.00 italiane. Dopo l’incontro bilaterale ci sarà una conferenza stampa congiunta, e solo allora sapremo se il 25% di probabilità di fallimento si sarà trasformato in un’altra occasione mancata — o in un accordo storico.

Sia Trump che Putin arrivano al tavolo con pressioni interne, agende opache e una posta altissima in gioco. Ma se davvero vogliono aprire una nuova fase per l’Ucraina, per il mondo, per le generazioni future, è adesso il momento di dimostrarlo.

Il mondo guarda ad Anchorage con speranza e timore. Trump ha promesso “un risultato buono”, Putin ha parlato di “sforzi sinceri”. Ma siamo nel 2025, in un’epoca dove le promesse durano spesso meno di una conferenza stampa.

Se i due leader riusciranno davvero a costruire un sentiero verso la pace, avranno segnato un punto decisivo nella storia contemporanea. Altrimenti, resteranno solo fotografie e parole gonfie di fumo, mentre l’Ucraina continuerà a bruciare. trump-putin-vertice.