12 Marzo 2026
vertice-londra

Domenica 2 marzo 2025 si è concluso a Londra il vertice sulla sicurezza europea e il sostegno all’Ucraina. Alla Lancaster House, 16 Paesi euroatlantici, insieme a rappresentanti di NATO e Unione Europea, hanno discusso strategie per fronteggiare la crisi ucraina.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha partecipato all’incontro, esprimendo gratitudine per il sostegno ricevuto. Ha sottolineato l’importanza dell’unità europea e della cooperazione con gli Stati Uniti per raggiungere una pace duratura.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha evidenziato la necessità di rafforzare l’Ucraina per negoziare da una posizione di forza. Ha proposto un piano per una pace giusta e duratura, riconoscendo il ruolo indispensabile degli Stati Uniti. Il presidente francese Emmanuel Macron e Starmer hanno proposto una tregua di un mese in Ucraina, già smentita dagli stessi. Questa avrebbe riguardato aria, mare e infrastrutture energetiche, con l’obiettivo di fermare temporaneamente i combattimenti.

La presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha ribadito il pieno sostegno all’Ucraina. Ha sottolineato l’importanza di evitare divisioni in Occidente e di mantenere una politica estera unitaria e profonda. Questo vertice rappresenta un passo significativo nella ricerca di soluzioni condivise per la crisi ucraina. L’unità e la cooperazione internazionale emergono come elementi chiave per affrontare le sfide attuali e future.

Tuttavia, le dichiarazioni del primo ministro britannico Keir Starmer hanno sollevato non poche perplessità, introducendo il concetto di “peace enforcement” invece di un tradizionale “peacekeeping”.

Peacekeeping o peace enforcement?

Il termine non è solo una sfumatura linguistica, ma segna una netta differenza: il peacekeeping implica una presenza militare per mantenere un accordo di cessate il fuoco già consolidato, mentre il peace enforcement comporta un’azione attiva per imporre la pace anche in assenza di un’intesa tra le parti in conflitto. Questo dettaglio evidenzia il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Occidente nella guerra, con tutte le conseguenze del caso.

L’impegno britannico e il ruolo degli Stati Uniti

Starmer ha ribadito l’impegno britannico nel sostenere Kiev con truppe e risorse militari, affermando che l’Europa deve assumersi una maggiore responsabilità, pur sottolineando la necessità di un supporto statunitense. Ha inoltre accennato a un imminente incontro con Donald Trump per discutere un piano condiviso.

Il Regno Unito infatti, ha annunciato un ulteriore investimento di 1,6 miliardi di sterline per la fornitura di 5.000 missili all’Ucraina, rafforzando così la sua posizione di leader nella coalizione occidentale che sostiene Kiev.

Le perplessità di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni, presente al vertice, ha sottolineato che l’Italia e i suoi alleati mirano a una pace giusta e duratura, ma ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni di Starmer. La premier italiana ha ribadito l’importanza di mantenere coeso l’Occidente, sottolineando che una divisione tra Europa e Stati Uniti potrebbe rivelarsi catastrofica.

Meloni ha anche riferito di aver trovato il presidente ucraino Zelensky determinato a cercare soluzioni per il suo Paese, nonostante le recenti tensioni con l’amministrazione statunitense. Ha poi dichiarato che un incontro con Trump è “nell’aria”, ma non ancora fissato ufficialmente.

Un’escalation pericolosa?

Il vertice ha visto la partecipazione di numerosi leader europei, insieme ai rappresentanti della Commissione Europea e della NATO. Tuttavia, la scelta del Regno Unito di enfatizzare un approccio di “imposizione della pace” solleva interrogativi: è realistico pensare di poter costringere la Russia ad accettare la pace con la forza? O si rischia di alimentare un’escalation pericolosa e imprevedibile?

Quale futuro per il conflitto?

La comunità internazionale dovrà valutare attentamente le implicazioni di queste dichiarazioni. Un intervento attivo senza un accordo preliminare potrebbe trasformarsi in un nuovo e ancor più devastante capitolo del conflitto. È necessario un equilibrio tra fermezza e diplomazia per evitare di spingere l’Europa e il mondo intero verso scenari di guerra ancora più ampi e imprevedibili.