L’inchiesta Equalize continua ad allargarsi e a rivelare un sistema sempre più stratificato di dossieraggi, accessi abusivi e presunti ricatti. Se nei primi due filoni investigativi il focus era sull’attività di spionaggio, il terzo troncone dell’indagine introduce un elemento nuovo e paradossale. Tra coloro che risultavano coinvolti nelle precedenti ricostruzioni investigative, ora emerge la figura di Leonardo Maria Del Vecchio. Lui è persona offesa di un presunto sistema estorsivo fondato su immagini private sottratte illegalmente. Secondo quanto contestato dalla Procura di Milano, un ex carabiniere già coinvolto nel caso Equalize, Vincenzo De Marzio, e l’ex addetto alla sicurezza Mario Cella sarebbero indagati per accessi abusivi, truffa ed estorsione ai danni dell’imprenditore. Al centro della nuova tranche investigativa vi sarebbero immagini della vita privata di Del Vecchio. Le immagini sarebbero state estrapolate illecitamente dal sistema di videosorveglianza della sua abitazione e utilizzate come leva di pressione.
Chi spia viene spiato: il sistema Equalize e il cortocircuito investigativo
La vicenda Equalize assume sempre più i contorni di un cortocircuito interno al mondo delle investigazioni parallele. L’impianto accusatorio delineato nei primi due filoni parlava di un’organizzazione capace di acquisire e commercializzare informazioni riservate. Lo facevano, secondo l’accusa attraverso accessi abusivi a banche dati di rilievo nazionale. Ora emerge uno scenario in cui soggetti già orbitanti attorno a quel sistema sarebbero stati a loro volta oggetto di operazioni invasive. Del Vecchio, che in passato era stato accusato di aver cercato informazioni sulla sua ex fidanzata – circostanza da lui sempre negata – si ritrova ora formalmente indicato come vittima di un presunto ricatto. L’imprenditore ha dichiarato di essere stato truffato e di aver subito un’intrusione nella propria sfera privata, annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile. In questa nuova fase dell’indagine, la sua posizione processuale è distinta rispetto ai precedenti sviluppi.
Le accuse: accessi abusivi, estorsione e truffa, la Squadra Fiore
Le contestazioni mosse a De Marzio e Cella riguardano l’acquisizione abusiva di immagini private e un presunto tentativo di estorsione risalente al 2023. Oltre a loro risultano indagati anche l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, già coinvolto nei precedenti filoni Equalize, e la società di investigazioni private Neis Agency. A De Marzio e Calamucci viene inoltre contestata una truffa ai danni dell’imprenditore. La Procura ipotizza che le immagini ottenute illegalmente siano state utilizzate come strumento di pressione, configurando un quadro in cui l’accesso illecito ai sistemi di sorveglianza avrebbe rappresentato il primo passo di un meccanismo estorsivo. Si tratta di un’ipotesi accusatoria che amplia il raggio dell’inchiesta e che rafforza l’idea di una rete di relazioni e operazioni non sempre riconducibili a incarichi investigativi leciti.
Il legame con Roma e l’indagine sulla Squadra Fiore
Il terzo filone milanese non è isolato. Le figure di De Marzio e Calamucci compaiono anche nell’indagine romana sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, una struttura clandestina composta da ex appartenenti ai servizi e alle forze dell’ordine. L’inchiesta della Procura di Roma, coordinata dall’aggiunto Stefano Pesci, ha portato a una serie di perquisizioni in tutta Italia e coinvolge undici persone, tra cui l’ex numero due del Dis e poi dell’Aisi, Giuseppe Del Deo. Secondo gli inquirenti capitolini, il gruppo avrebbe operato attraverso dossieraggi sistematici, accessi abusivi a sistemi informatici di interesse pubblico e attività di pressione nei confronti di imprenditori e figure istituzionali. Il sospetto è che informazioni sensibili venissero raccolte e rielaborate in report destinati a essere utilizzati come strumenti di influenza o ricatto. Il Copasir ha richiesto la documentazione relativa all’indagine romana, segno della rilevanza istituzionale del caso e dei possibili riflessi sul sistema dell’intelligence.
Il nodo dei fondi pubblici e il caso Sind
Parallelamente al filone sui dossieraggi, l’indagine romana si concentra anche su un presunto peculato legato alla gestione di fondi pubblici. A Giuseppe Del Deo viene contestato di aver dirottato milioni di euro verso la società Sind, specializzata in sistemi biometrici e di riconoscimento facciale. Gli inquirenti ipotizzano un flusso di denaro pubblico per oltre cinque milioni di euro, con possibili ammanchi ancora in fase di verifica.
Sind, controllata da Maticmind, aveva ottenuto un contratto da circa 10 milioni di euro per la fornitura di un software denominato “Nexus” alla Presidenza del Consiglio. Il contratto è stato successivamente disdetto e il valore reale del prodotto è oggetto di valutazioni tecniche. Secondo alcune intercettazioni, il software sarebbe stato ritenuto tecnicamente debole rispetto all’importo fatturato.
Le verifiche dei pm si sono estese anche a investimenti immobiliari, tra cui l’acquisto del Relais degli Ulivi in Umbria, operazione da 850 mila euro, con successivi investimenti significativi. Gli inquirenti stanno ricostruendo il percorso delle risorse economiche e l’eventuale coinvolgimento diretto di Del Deo nella gestione della struttura.
Una galassia di dossier e ricatti
Dalle carte emergerebbe un modus operandi articolato: utilizzo di utenze fittizie, dispositivi di comunicazione protetti, nomi in codice e rapporti con consulenti esteri. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di concentrare in una sola holding una galassia di società attive nell’intercettazione e nella raccolta informativa, con la produzione di dossier destinati a clienti privati.
Nel caso Equalize, la contestazione principale riguarda l’accesso illecito a banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza. L’attività avrebbe generato report utilizzati per spionaggio industriale o per operazioni mirate su persone fisiche. Il nuovo filone su Del Vecchio rappresenta una declinazione diversa dello stesso schema: dall’estrazione di dati sensibili all’uso diretto come strumento di pressione.
Le dichiarazioni di Del Vecchio
L’imprenditore ha denunciato di essere stato vittima di un’intrusione nella propria abitazione e di un abuso di fiducia da parte di soggetti incaricati della sicurezza. Ha ringraziato la Procura di Milano, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il Ros dei Carabinieri per il lavoro svolto, annunciando piena collaborazione con la giustizia e l’intenzione di tutelare sé stesso, la propria famiglia e le società coinvolte nelle sedi opportune. Le sue parole segnano una linea netta tra la sua posizione attuale e le accuse precedenti, ribadendo la volontà di chiarire ogni aspetto della vicenda.
Un’inchiesta destinata a crescere
Il quadro complessivo resta in evoluzione. Il primo filone Equalize coinvolge tredici persone per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio; il secondo riguarda oltre settanta soggetti con indagini chiuse recentemente; il terzo introduce il capitolo estorsivo e apre nuove prospettive investigative. Le migliaia di documenti, chat e file sequestrati costituiscono una massa probatoria ancora in fase di analisi. L’impressione è che l’inchiesta abbia superato la dimensione locale per assumere un rilievo nazionale, toccando segmenti sensibili dell’intelligence, della sicurezza privata e dei rapporti tra pubblico e privato. In attesa degli sviluppi processuali, resta l’immagine di un sistema in cui informazioni riservate, tecnologia e potere si intrecciano in modo opaco. Il terzo filone su Leonardo Maria Del Vecchio non chiude il caso Equalize: al contrario, lo rende ancora più complesso e stratificato.
