Nuova svolta nel caso Garlasco. La Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio. Tra gli elementi esaminati ci sono la compatibilità tra una scarpa e il piede dell’indagato, l’impronta 33 e nuovi approfondimenti genetici. Torna inoltre al centro dell’attenzione la bicicletta di Alberto Stasi e quanto emerso dalle analisi effettuate nel 2007.
Il caso Garlasco entra in una nuova e delicata fase giudiziaria.
A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli, la Procura di Pavia ha nuovamente concluso le indagini nei confronti di Andrea Sempio. Si tratta di un passaggio importante della nuova inchiesta. Negli ultimi mesi gli investigatori hanno infatti approfondito diversi elementi attraverso consulenze, analisi scientifiche e nuovi esami del materiale raccolto nel corso delle indagini.
L’accusa nei confronti di Sempio rimane quella relativa all’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007. La chiusura delle indagini, tuttavia, non rappresenta una dichiarazione di colpevolezza e neppure un rinvio a giudizio. La difesa potrà ora esaminare gli atti e presentare le proprie osservazioni prima delle successive decisioni della Procura.
La scarpa e il piede di Andrea Sempio
Uno degli elementi emersi dagli ultimi accertamenti riguarda una traccia di calzatura collegata alla scena del crimine. Gli approfondimenti hanno preso in considerazione una scarpa Frau numero 42 e le dimensioni del piede di Andrea Sempio. Secondo le conclusioni dei consulenti dell’accusa, sarebbe emersa una compatibilità dimensionale. Un dato che entra nel quadro investigativo, ma che necessita di una precisazione fondamentale: stabilire che un piede sia compatibile con una determinata misura di scarpa non significa identificare automaticamente la persona che indossava quella calzatura. Il valore di questo elemento dovrà quindi essere considerato insieme alle altre risultanze raccolte durante l’inchiesta sul delitto di Garlasco.
Il nodo dell’impronta 33
C’è poi la cosiddetta impronta 33, una delle tracce più discusse della nuova indagine. L’impronta venne individuata lungo le scale che conducono alla cantina della villetta dei Poggi ed è tornata al centro dell’attenzione a distanza di quasi vent’anni. Su questa traccia sono stati effettuati nuovi approfondimenti scientifici. La Procura ritiene che gli accertamenti possano assumere rilevanza nel quadro investigativo riguardante Sempio. La difesa ha invece contestato diversi aspetti delle valutazioni formulate dagli esperti dell’accusa. Proprio il confronto tra le differenti interpretazioni scientifiche potrebbe diventare uno dei punti centrali dell’eventuale futura fase processuale.
Il Dna sulle le unghie di Chiara Poggi
Altro capitolo particolarmente delicato riguarda il materiale genetico rinvenuto sulle le unghie della vittima. Il Dna è stato nuovamente esaminato e valutato attraverso approfondimenti tecnici. Anche in questo caso il tema non riguarda soltanto l’esistenza delle tracce, ma soprattutto il significato che può essere attribuito ai risultati ottenuti. La quantità e le condizioni del materiale biologico, oltre al tempo trascorso e alle tecniche disponibili all’epoca delle prime analisi, rendono la questione particolarmente complessa. Accusa e difesa si confrontano quindi anche sull’effettivo valore probatorio di questi elementi.
Il nuovo caso dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi
Parallelamente all’indagine su Sempio è tornato sotto i riflettori un altro elemento storico del caso: la bicicletta di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. L’attenzione riguarda in particolare gli accertamenti genetici effettuati nel 2007 sui pedali. Dalla rilettura della documentazione scientifica sarebbero emersi due test successivi nei quali non sarebbe stata rilevata la presenza del Dna di Chiara Poggi.
È un elemento sul quale si sta concentrando l’attenzione degli investigatori e dei consulenti. La questione è particolarmente delicata perché nelle prime analisi era stata indicata la presenza di un profilo genetico riconducibile alla vittima. Le successive contro analisi negative aprono quindi un interrogativo sulla ricostruzione completa degli accertamenti effettuati all’epoca.
Cosa sapevano i Ris nel 2007 su Garlasco ?
Il punto più controverso riguarda proprio la gestione di quei risultati.
Secondo quanto emerge dalla nuova ricostruzione degli accertamenti, i risultati negativi delle controanalisi sarebbero stati conosciuti nell’ambito delle verifiche scientifiche svolte all’epoca, ma non risulterebbero nella documentazione processuale nella forma e con il rilievo che oggi viene loro attribuito dai consulenti della difesa di Stasi. Anche per chiarire questo passaggio sono stati effettuati nuovi approfondimenti. Tra le persone ascoltate figura Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma.
Il tema da chiarire è estremamente preciso: quali analisi furono effettuate sui pedali, quali risultati produssero e quale percorso seguirono quelle informazioni all’interno dell’indagine del 2007. Non è corretto, allo stato attuale, sostenere come fatto definitivamente accertato che una prova sia stata deliberatamente nascosta. È invece emersa una questione sulla presenza e sulla gestione di risultati scientifici che oggi vengono nuovamente esaminati.
La posizione di Alberto Stasi
I nuovi accertamenti riportano inevitabilmente l’attenzione anche sulla posizione di Alberto Stasi. Sul piano giudiziario esiste però un punto fermo: Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
Le nuove indagini non cancellano quella sentenza. Gli eventuali nuovi elementi potranno assumere rilevanza soltanto attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento e attraverso autonome valutazioni dell’autorità giudiziaria. È quindi necessario distinguere il procedimento che riguarda Andrea Sempio dalla posizione processuale di Stasi.
Cosa succede adesso
Con la nuova chiusura delle indagini, il caso entra in una fase decisiva. La difesa di Andrea Sempio potrà analizzare l’intero fascicolo, contestare le consulenze, depositare memorie e presentare eventuali ulteriori elementi. Successivamente saranno assunte le determinazioni sull’eventuale esercizio dell’azione penale.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, Garlasco torna così davanti a un passaggio giudiziario cruciale. Scarpe, impronte, Dna e vecchi accertamenti scientifici vengono oggi riletti con tecniche e prospettive differenti rispetto al 2007. Ma sarà soltanto il percorso giudiziario a stabilire quale peso potranno avere i nuovi elementi e se saranno sufficienti ad aprire una nuova fase processuale per uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi decenni.



